E’ già stata ribattezzata “l’infermiera ribelle”: Kaci Hickox, l’operatrice sanitaria americana in quarantena dopo il rientro dall’Africa occidentale, è uscita per farsi un giro in bicicletta. Lo stato del Maine, dove vive la donna, vorrebbe che la Hickox restasse in casa per 21 giorni per scongiurare il rischio di aver contratto il virus dell’Ebola ma la donna ha dichiarato che sta bene e, visto che i due test a cui si è sottoposta hanno dato esito negativo, rifiuta di rimanere a casa fino al 10 novembre. La Hickox inoltre precisa di non avere sintomi e, dal momento che il virus non si trasmette se una persona è asintomatica, è convinta di non essere un pericolo per nessuno.

L’infermiera ha assistito i pazienti in Sierra Leone con Medici senza Frontiere e al suo rientro negli Stati Uniti aveva denunciato disorganizzazione e maltrattamenti da parte delle autorità sanitarie: ”Sono stata tenuta chiusa in una stanza per ore, al freddo, senza nessuno che mi dicesse nulla. Penso ai colleghi che rientreranno. Saranno sottoposti allo stesso trattamento da criminali? E’ una situazione che non auguro a nessuno e temo per coloro che lo dovranno affrontare dopo di me. Ho visto bambini morire da soli, mente il mondo si girava dall’altra parte”. Le misure adottate da Washington nella “gestione” dell’emergenza Ebola non sono unitarie per tutto il Paese e l’infermiera ha criticato in particolare l’obbligo di trattenere in aeroporto le persone a rischio contagio finché i test non danno risultato negativo. Anche la Casa Bianca aveva contestato le misure e venerdì 24 ottobre i governatori Andrew Cuomo dello stato di New York e Chris Christie che amministra il New Jersey (dove si trova l’aeroporto di Newark che confina con lo stato della Grande Mela) hanno annunciato che medici e infermieri di rientro dall’Africa potranno trascorrere le tre settimane di quarantena a casa propria e non obbligatoriamente in una struttura ospedaliera.

Il commissario alla Salute del Maine, Mary Mayhew, spera di poter convincere la Hickox ad adottare un approccio più prudente e “rispettoso del senso comune”, pur stigmatizzando la mancanza di leadership a livello federale, che ha creato un “patchwork” di approcci diversi, stato per stato, rispetto agli operatori sanitari che rientrano dai Paesi africani. Per Mayhew insomma, mancano paletti chiari, ma “non si capisce perché” la Hickox stia sfidando chi le chiede solo di stare in casa fino a quando i sintomi possono manifestarsi. “Si tratta di una richiesta ragionevole, perché stiamo proteggendo la salute dei nostri cittadini” ha ribadito il commissario. Per contro la Hickox è convinta che la Costituzione e la scienza siano dalla sua parte, e non intende starsene rinchiusa a casa. Ai microfoni della Cnn ha detto: “Sono totalmente sana e senza sintomi. E sono frustrata dall’intenzione di un’azione legale nei miei confronti. Se si verificherà, sfiderò queste azioni legali”.