La vicenda degli scontri a Roma tra la polizia e i militanti Fiom, scesi in piazza a seguito dei 537 licenziamenti annunciati dalla ThyssenKrupp di Terni, è tutt’altro che chiusa. Per il segretario della Cgil Susanna Camusso, Matteo Renzi “dovrebbe abbassare i manganelli dell’ordine pubblico” al posto di chiedere “a tutti di abbassare i toni”. Il presidente del Consiglio, che a Palazzo Chigi ha incontrato i sindacati dell’Ast – controllata dal gruppo Thyssen -, assicura che su quanto è accaduto saranno effettuate “verifiche” e ci saranno “atti conseguenti”. Ma il sottosegretario Graziano Delrio, durante la conferenza stampa al termine del vertice, allontana l’ipotesi del coinvolgimento diretto dell’esecutivo. “Nessuno in questo governo ha mai detto di alzare i manganelli sui lavoratori – ha detto -. Le dinamiche dell’episodio di ieri saranno chiarite nelle prossime ore”. 

Landini: “La Questura non dice la verità. Noi siamo stati aggrediti”

Sollecita chiarimenti “affinché questi episodi non si ripetano mai più” anche il segretario della Fiom Landini, che a Roma era insieme agli operai. Quello che è accaduto, ha spiegato, è “una pagina negativa, che non deve più ripetersi” e ha ribadito che “è interesse di tutti poter manifestare e che la polizia faccia il suo dovere”. Smentisce anche la versione della questura che “non dice la verità” perché “nessuno di noi [riferendosi agli operai in manifestazione] voleva andare a Termini. Nella piazza si sapeva che volevamo andare al Mise, dove si svolgeva un incontro con l’azienda. Noi siamo stati aggrediti e non abbiamo fatto assolutamente niente, è stato grazie all’intelligenza dei lavoratori e nostra che non è successo nulla. Abbiamo lavoratori ancora all’ospedale, tutto è stato messo alla luce con trasparenza”. Sugli scontri riferirà in Parlamento il ministro dell’Interno Angelino Alfano, che sarà al Senato alle 14.45 e alla Camera alle 18.30. Per lui M5S e Sel hanno annunciato la presentazione di una mozione di sfiducia.

Renzi: “Evitare di strumentalizzare la vicenda di Terni”

Incontro coi sindacati a Palazzo Chigi – Nella sede del governo, all’incontro con i sindacati della Ast di Terni presieduto dal premier Matteo Renzi, erano presenti anche il leader della Fiom, Maurizio Landini, il ministro per lo Sviluppo economico Federica Guidi, i sottosegretari Graziano Delrio e Teresa Bellanova, e i segretari Fiom, Fim e Uilm (Rappa, Farina, Bentivogli e Ghini). Il ministro Guidi, al termine dell’incontro, ha spiegato che sul fronte degli esuberi nella vertenza Ast “ne rimangono sul tavolo circa 140-150”, e ha illustrato la disponibilità dell’azienda a limitarli a “un massimo” di 290 sugli oltre 500 annunciati. “Circa 140 lavoratori – ha affermato Guidi – sono già usciti dall’azienda” accettando gli incentivi proposti. Il sottosegretario Graziano Delrio ha poi ribadito che “la salvaguardia dei posti di lavoro” dello stabilimento di Terni è “al primo posto” e che “il governo è impegnato da sempre in questa vertenza, da diverse settimane”.

A fronte della richiesta del governo alle organizzazioni sindacali di “risedersi a un tavolo nei prossimi giorni per riprendere l’analisi del piano industriale” e “la trattativa dell’integrativo aziendale”, Landini e le altre rappresentanze dei lavoratori hanno confermato la loro disponibilità. Un nuovo incontro, quindi, si terrà la settimana prossima. “Abbiamo valutato positivamente le novità introdotte – ha detto Landini – è necessario che l’azienda confermi le cose dette al governo per quanto riguarda la capacità produttiva”. Quindi, ha concluso, “siamo pronti a sederci a un tavolo e a riprendere la trattativa”.

Camusso: “Il governo si muova nei confronti della multinazionale”

Prima dell’incontro, Renzi aveva sottolineato di non volere “fare a meno del sindacato nelle trattative sindacali” e che “l’imperativo morale è portare a casa la vertenza Ast”. Prioritario, inoltre, evitare le strumentalizzazioni, separando la vicenda di Terni “dal confronto politico”. Ai sindacati ha chiesto “un confronto serio nel merito”, per dare alla città una “strategia complessiva sull’acciaio”. Il presidente del Consiglio ha poi lasciato l’incontro, che è proseguito insieme a Guidi e Delrio, per recarsi al Quirinale.

Camusso: “Basta manganelli” – Il segretario della Cgil, ai microfoni di Radio Anch’io su Radio Uno, ha invitato l’esecutivo a “sentire direttamente il governo tedesco”, al posto di “fare il ping pong tra le parti”. “Dovrebbe muoversi nei confronti della multinazionale. C’è un appello di Tajani che dice: utilizzate l’Europa rispetto al piano della siderurgia e alle politiche industriali – ha precisato -. Credo che il governo dovrebbe farne una grande questione delle produzioni siderurgiche in Europa e dentro questo anche del ruolo che un’impresa di capitale tedesco può svolgere nel nostro Paese”. Sull’accusa del presidente del Consiglio di avere alzato di toni, il segretario Cgil si schiera dalla parte dei lavoratori e risponde: “Se c’è qualcuno che ha alzato i toni semmai è chi non sa leggere i giornali. Direi che l’appello lo deve rivolgere in casa sua, nel governo. A me – ha aggiunto – pare un segnale davvero pericoloso per una situazione economica in grande difficoltà e in una situazione sociale molto difficile”.

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