Il campionato di pallavolo compie 70 anni. E se quello femminile è in preda all’entusiasmo per il buon risultato del Mondiale, quello maschile rivoluziona tutto: nome, regole, visibilità.

Progetto ambizioso quello degli uomini. Due anni dopo aver cancellato le retrocessioni dalla serie A1 (non senza polemiche) si va oltre: la permanenza di un club nell’élite della pallavolo (che ora si chiama SuperLega) sarà mantenuta solo con il bilanciamento delle prestazioni sportive, dei dati di pubblico e del rigore finanziario. Una sorta di Nba all’italiana, con franchigie al posto di promozioni e retrocessioni e premi per chi comunica o gestisce meglio la fedeltà del pubblico e l’attenzione degli sponsor. Con una sfida vera per le società: riempire i palazzetti almeno per l’80%. “Si sono fatti una serie di annunci che poi vanno rispettati – commenta Roberto Ghiretti, direttore generale della Lega Pallavolo dal 1990 al 2000, ex assessore allo sport di Parma e oggi a capo di uno studio di marketing e comunicazione sportiva – se no alla fine abbiamo solo cambiato nome. E invece dobbiamo cambiare mentalità”. Ghiretti non smette di sentirsi uomo di pallavolo. Prima di eleggere il nuovo presidente di Lega si era fatto più volte il suo nome per tornare a guidare i club di serie A, ma quando si è trattato di decidere chi candidare, le società hanno preferito portare avanti uno “interno”: Albino Massaccesi, storico dirigente di Macerata e nuovo numero uno.

Ma non basta cambiare le regole, bisogna onorarle. E soprattutto non lasciare che i controllori siano gli stessi club da controllare. “Servirebbe un monitoraggio da parte di una struttura di revisione super partes – prosegue Ghiretti – che certificasse i dati e rilasciasse le licenze. Certo, forse la riforma andava metabolizzata quest’anno e attuata il prossimo, ma il progetto è buono”. Per avvicinarsi al modello americano, però,  manca prima di tutto il professionismo. La pallavolo può permetterselo? “Oggi più che mai si dovrebbe arrivare almeno ad una figura intermedia tra il professionista e il dilettante. Feci questa battaglia per dieci anni quando ero in Lega. Ora ci sono le condizioni totali per metterla in atto”. La nuova Superlega prevede anche un’attenzione particolare per i settori giovanili e una massiccia copertura mediatica. Il campionato italiano, partito lo scorso fine settimana, è trasmesso ancora da RaiSport, che manda in diretta due partite a settimana (una il sabato e una la domenica), mentre la novità è che gli altri 4 incontri si possono vedere live su Sportube.tv attraverso una piattaforma streaming della Lega.

Dopo un Mondiale disastroso per la nazionale maschile (13esima), a giorni si saprà se il ct Mauro Berruto resterà sulla panchina azzurra fino ai Giochi Olimpici di Rio 2016 oppure sarà costretto a passare la mano. Se fosse così la rivoluzione degli uomini sarebbe totale. Pur con qualche campione che se ne va all’estero (Russia e Turchia) ad assicurarsi cifre che da noi sono ormai impensabili, il campionato italiano resta comunque il primo al mondo. E’ anche per questo che non può fallire.

L’universo delle donne – si contano 280 mila tesserate – sta vivendo invece un momento di grande entusiasmo. La sfida, allora, è non disperderlo. Il giorno della presentazione del campionato femminile, a Milano, le giocatrici venivano fermate continuamente per una foto. “Questa nazionale ha centrato l’obiettivo – conclude Ghiretti – adesso va creato un posizionamento forte per mantenere intatta la spinta ricevuta dai Mondiali”. E possibilmente far passare la voglia ai presidenti di non pagare le atlete pensando di farla franca. L’ultima è stata Ornavasso, che grazie alla denuncia delle stesse giocatrici (tra le quali le azzurre Chirichella e Signorile), ha visto ratificarsi l’esclusione dal campionato da parte della Federazione per il mancato pagamento del 30% degli stipendi. Al suo posto giocherà Forlì, ripescata dalla A2. Si va in campo il primo novembre con l’anticipo del sabato sera in diretta su RaiSport. L’unico passaggio televisivo, però.

Nel frattempo Lega femminile e Csi varano un progetto (la Tim volley Cup) che coinvolgerà 144 oratori e più di 2000 ragazze tra i 14 e i 16 anni. Le atlete della Serie A1 andranno a trovare le giovani atlete negli oratori e nella scuole delle 12 città che ospitano i club di A1 e sosterranno la campagna contro il cyberbullismo. Se le promesse e i segnali di rigore verranno mantenuti lo sapremo presto.