Arnaldo Forlani ha definito Renzi un nipotino di Amintore Fanfani. Silvio Berlusconi confida ai suoi di considerarlo il suo vero erede. Che cosa sia in realtà, possono forse meglio identificarlo certe sue dichiarazioni. Partiamo dai cosiddetti intellettuali. Il termine non mi è mai piaciuto, ma ricordo pure con fastidio la battuta di Goebbels: “Quando sento parlare un intellettuale metto mano alla pistola”. La polemica contro gli intellettuali è tipica della destra più becera e qualunquista. Ora Renzi qualche giorno fa ha dichiarato: “Gli intellettuali sono come dei pensionati davanti ad un cantiere, osservano gli operai lavorare e dicono ‘non ce la faranno mai'”.

Dietro queste parole vi è il fastidio verso chi pensa e osa criticare. Apparentemente meglio è andata per gli insegnanti: oggi l’insegnante sarebbe una professione da “sfigati”, deve tornare ad essere un sogno, ha tuonato Renzi. La prospettiva è affascinante, ma il giudizio è impietoso. Un conto è dire che gli insegnanti sono poco valorizzati, un altro lasciar intendere che solo gli sfigati oggi potrebbero scegliere un lavoro mal pagato e poco considerato socialmente. Date queste condizioni, occorre invece avere molto coraggio e molto spessore interiore per fare una scelta così controcorrente.

La destra qualunquista e becera non ha mai avuto attenzione per il malato: il futuro è dei forti, dei sani, dei vincenti secondo una certa ideologia superomista. Certi teorici dell’iperliberismo sono arrivati a sostenere che la ricerca sulle malattie rare non dovrebbe essere finanziata perché non conviene economicamente. E il governo Renzi che fa? Taglia ben 100 milioni di euro alla lotta contro la sla e alle disabilità. La cura consigliata dai Chicago boys per alcuni Paesi dell’America Latina era la totale liberalizzazione dei contratti nel campo lavorativo, con lo smantellamento delle tutele dei lavoratori e lo svuotamento dei sindacati. E Renzi che fa? Afferma orgoglioso: “Non esiste più il posto fisso”. Personalmente ritengo che i sindacati abbiano goduto di troppi privilegi e siano corresponsabili della stagnazione del sistema Italia, ma rappresentando milioni di lavoratori, il loro parere va ascoltato e vanno trattati con rispetto.

A palazzo Chigi si è assistito invece ad un evento surreale: Renzi non si presenta e invia al suo posto ministri senza alcun mandato per trattare. Belle statuine senza poteri. Una solenne e arrogante presa in giro dei sindacati che certamente avrà mandato in brodo di giuggiole gli esponenti più oltranzisti del padronato che dall’inizio degli anni ’70 aspettavano una occasione simile. E di fronte alle critiche di tutti i sindacati, di sinistra, di centro e di destra questa volta uniti, per tutta risposta Renzi tuona: “Surreale è pensare di venire qui a trattare“. Scusa Renzi, ma se i sindacati non possono trattare, a che servono? Se poi a tutto questo ci aggiungiamo: la scomparsa del senato elettivo, la nomina degli amministratori provinciali, l’aumento a 250.000 delle firme necessarie per la presentazione di disegni di legge di iniziativa popolare, una legge elettorale con premio di maggioranza che si vorrebbe dare al solo partito più votato, beh credo si abbiano sufficienti motivi per ritenere che Renzi è ben al di là di Fanfani e Berlusconi. Forse sotto, sotto sogna di essere il nuovo Hugo Banzer della repubblica italiana delle banane.

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