Ballando con le Stelle- 535

Ballando con le stelle è un programma televisivo strano assai. Milly Carlucci lo conduce alla Milly Carlucci, con il solito stile forse un po’ impolverato e un filino troppo conservatore. Ma visto che la Carlucci è quella che in tv si definisce “una grande professionista”, il compitino lo svolge bene, come da copione. A completare il quadro rassicurante, aggiungeteci la scenografia da sala da ballo di cent’anni fa o da salone delle feste del Titanic, e il gioco è fatto. Un perfetto prodotto televisivo per famiglie che il sabato sera, tra un jive e un paso doble, una salsa e un valzer, chiedono solo di stare stravaccati sul divano dimenticando la dura settimana.

Dall’altro lato, però, uno dei programmi più tradizionali della tv è anche ricettacolo di casi umani, personaggi creati ad hoc, morti di fama e vecchie glorie che tentano il rilancio.
Il cast dei concorrenti-ballerini di questa edizione somiglia parecchio al bar di Guerre Stellari. E se per un attimo mettessimo da parte il Vangelo del politicamente corretto, potremmo sgranare tra il divertito e il turbato il rosario dei concorrenti. Il personaggio di quest’anno è sicuramente Giusy Versace. Calabrese, bella e dolce, a 28 anni, nel 2005, perde entrambe le gambe in un terribile incidente automobilistico. Da lì la lenta rinascita. Coraggiosa, esemplare, una bella storia, la sua, e non c’è alcun dubbio in proposito. Lo sport paralimpico, una autobiografia e adesso addirittura il ballo in tv. Bene, brava, bis, ci mancherebbe. Però, perché c’è un però, la sua storia sembra essere usata troppo spesso, a Ballando, per titillare gli animisensibili dei telespettatori, continuando a sottolineare la sua situazione (spesso suo malgrado). E se poi succede quello che è successo due puntate fa, con le protesi che volano via in diretta mentre la Versace volteggia tra le braccia del partner Raimondo Todaro, ecco che la bella storia di un riscatto coraggioso rischia di trasformarsi in imbarazzante, pur se a sprazzi toccante, farsa a uso e consumo delle telecamere.

Ma Giusy Versace è solo la punta dell’iceberg di un cast eterogeneo e alquanto bizzarro. Fino a sabato scorso, ad esempio, partecipava anche Giorgio Albertazzi, il novantunenne maestro del teatro italiano. Che vuoi dire ad Albertazzi? Nulla, per carità, visto che a ogni parola e a ogni movimento ti vien voglia di abbracciarlo e chiedergli scusa per l’assoluta mancanza di talento del resto del mondo, te compreso. Però, ecco un altro però, a 91 anni puoi ballare con l’anima e con la mente, ma con le gambe c’è poco da fare. E allora ecco che il grande attore si limitava a pochi e incerti movimenti, infarcendo l’esibizione di declamazioni stentoree e virtuosismi da star del palcoscenico. Il risultato? Palette ricche di 10 che si alzavano dalla giuria, adorante al cospetto del Grande Vecchio. Solo Ivan Zazzaroni ha avuto il coraggio di dire che no, quello non è ballo. E che lì, in fondo, ci stanno proprio per quello: per ballare. Guarda caso, una settimana dopo la critica irrispettosa verso il Divino Albertazzi, il maestro decide di ritirarsi, causa impegni di lavoro inconciliabili. Meglio per lui, che francamente merita altri palcoscenici; meglio per il programma, che perde un grande nome ma ci guadagna in serietà del format.

Ha abbandonato anche Teo Teocoli (“per motivi di salute”) e questa è una notizia che ci sorprende ancora di meno. Il comico è ormai da tempo fuori dai giri che contano in televisione. Le ultime avventure catodiche erano state disastrose e evidentemente aveva bisogno di rientrare nel giro. Puntava su un format di successo per rilanciarsi, per tentare l’autoriciclaggio. Missione fallita, e ce lo aspettavamo. Teocoli è troppo “divo” per accettare di essere uno tra tanti, e ogni critica della ferocissima giuria lo indispettiva non poco.

E poi c’è Andrew Howe, giovane ma già finito atleta azzurro. Sfortunato assai, per infortuni e acciacchi vari che ne hanno frustrato le enormi potenzialità sportive, ma anche sempre più attratto dal mondo dello spettacolo. Una aspirazione lecita, sia chiaro, ma che forse ha contribuito, assieme alla sfortuna, a trasformare un giovanissimo talento in una delle delusioni più cocenti della storia recente dello sport italiano.

Per accontentare le casalinghe e le amanti della soap opera, poi, ecco sbarcata dalla California nientepopodimenoché Katherine Kelly Lang. “Chi?”, direte voi. Brooke di Beautiful, per intenderci, paradigma nazionalpopolare della mangiatrice di uomini, colei che non si è fatto scappare neanche un essere umano di sesso maschile della famiglia Forrester. Però, e siamo a tre, la Lang sta deludendo incredibilmente chi forse aveva confuso il personaggio della soap con l’attrice. Altro che panterona e femme fatale! La Lang ha la grazia di un ciocco di legno, non parla italiano, ha il sex appeal di Malgioglio e di impegnarsi le va quanto va a Gasparri partecipare a un Gay Pride.

Ma il concorrente più assurdo di questa edizione è senza dubbio tal Joe Maska, una sorta di omino Michelin ultrapalestrato che si presenta in tv con una maschera tipo Zorro per celare la sua vera identità. Peccato, però, che se anche ci dicesse il vero nome la nostra reazione sarebbe comunque uguale: un enorme “Ma chi diavolo è?” urlato ai quattro venti. Lui dice di voler lanciare un messaggio: una sorta di invito ad accettare chi è diverso, con annesse analisi sciué sciué sul bullismo. Imbarazzante anzichenò.

Il resto del cast è formato da bonazzi e bonazze dello spettacolo e qualche altra vecchia gloria (leggi Marisa Laurito), anche se l’ultima nota a margine la merita Enzo Miccio, che ogni settimana deve sopportare le tirate omofobe di Guillermo Mariotto (avete capito bene: Mariotto fa il bullo omofobo contro Enzo Miccio. Pazzesco, no?).

Questo è il quadro di insieme di un programma che funziona ancora, nonostante sia ormai arrivato alla decima edizione, ma che è francamente troppo vecchio persino per il pubblico di RaiUno. E gli espedienti autorali per mantenere alta l’attenzione, poi, sono troppo evidentemente agghindati per l’occasione. Non ci casca più nessuno, così come l’anno scorso non eravamo cascati nel giochetto dell’Anna Oxa contro tutti. Un po’ più di rispetto per lo spettatore, anche per quello del varietà, sarebbe cosa assai gradita. Ma finché riescono a prevalere all’Auditel (o comunque a tenere testa) contro lo schiacciasassi Maria De Filippi, forse hanno ragione loro.