Diane Foley, madre di Jim, cerca un avvocato italiano per difendere la memoria del figlio, decapitato dall’Isis. L’immagine del suo ragazzo, rivestito con la tunica arancione come i prigionieri di Guantanamo e inginocchiato accanto al suo boia, è usata in questi giorni da Il Giornale per pubblicizzare il libro “Non perdiamo la testa, raccolta di saggi scritti “dalle migliori firme” del quotidiano milanese di proprietà dei Berlusconi e curato da Magdi Cristiano Allam.

L’accostamento tra il titolo e l’immagine del fotoreporter ucciso dai jihadisti nelle colline attorno a Raqqa, capitale del Califfato proclamato dall’Isis tra Siria e Iraq, ha destato polemiche che hanno attraversato l’Atlantico e hanno raggiunto la famiglia Foley. Diane ha fatto sapere di voler affidare a un avvocato una denuncia formale, affinché la pubblicità venga rimossa. Sul suo blog il giornalista Gad Lerner ha riportato la copertina denunciando “la deriva scandalistica di un tema così drammatico”.

La madre di James Foley, ucciso 41enne dopo 2 anni di prigionia in Siria, vuole difendere legalmente per quella che viene considerata una diffamazione del figlio. Foley è stato il primo dei – fino ad ora – 4 prigionieri occidentali (2 americani, 2 britannici) decapitati dall’Isis: il video con la sua esecuzione e le minacce all’America da parte di “Johnny il boia”, musulmano dall’accento londinese, è stato diffuso il 19 agosto.

Contattato dal Fatto Magdi Cristiano Allam (convertito al cristianesimo nel 2008) spiega che la scelta pubblicitaria “non è sua”, e risponde alle critiche sostenendo che “l’immagine divulgata non è cruenta, ed è stata già diffusa da tutti i media” e che la frase “non perdiamo la testa” ha una doppia valenza “allegorica e reale”, ovvero “non perdiamo l’uso della ragione, non rinunciamo al’uso della ragione, alla difesa della nostra civiltà”, in quello che – come sostiene anche sul suo profilo Facebook pubblicizzando il libro (e che ha ricevuto molti like) “è un attacco. E la nostra è legittima difesa”.

A contribuire a “Non perdiamo la testa”, definito “libro-inchiesta” il direttore Alessandro Sallusti, Vittorio Feltri, Francesco Alberoni, Ida Magli e Fiamma Nirenstein. Lo scopo dell’opera – spiega Allam, che ricorda di esser stato denunciato dall’ordine dei giornalisti per “islamofobia ” – è “non far girar la testa dall’altra parte nei confronti della barbarie islamista, senza fare il gioco dell’estremismo jihadista”.

da Il Fatto Quotidiano del  23 ottobre 2014