La posizione del Movimento Cinque Stelle sul problema dell’immigrazione merita una riflessione più generale, ricostruendo alcuni passaggi. Nel gennaio del 2014, gli iscritti al Movimento avevano votato con il 63% per l’abrogazione del reato dell’immigrazione clandestina sconfessando quanto scritto da Grillo e Casaleggio in diversi post sul blog. In particolare nell’ottobre 2013 si leggeva: “Ieri è passato l’emendamento di due portavoce senatori del Movimento 5 Stelle sull’abolizione del reato di clandestinità. La loro posizione espressa in Commissione Giustizia è del tutto personale. Non è stata discussa in assemblea con gli altri senatori del M5S, non faceva parte del Programma votato da otto milioni e mezzo di elettori, non è mai stata sottoposta ad alcuna verifica formale all’interno. Non siamo d’accordo sia nel metodo che nel merito. Nel metodo perché un portavoce non può arrogarsi una decisione così importante su un problema molto sentito a livello sociale senza consultarsi con nessuno”. I deputati in questione erano i senatori Cioffi e Buccarella. Prima della votazione in Aula, si lasciò decidere la rete e gli iscritti del Movimento 5 Stelle decisero che i portavoce votassero per la depenalizzazione della clandestinità nel ddl in discussione al Senato. A favore circa il 63 per cento degli elettori certificati (circa 80mila). L’anima del Movimento della democrazia diretta trionfava, tanto che Gianroberto Casaleggio commentava: “Così dimostriamo finalmente che non siamo io e Grillo a comandare”.

Da allora, gennaio 2014, silenzio più o meno assoluto sulla questione sul blog. Questo, fino a lunedì scorso quando leggiamo: “Chi entra in Italia con i barconi è un perfetto sconosciuto: deve essere identificato immediatamente, i profughi vanno accolti, gli altri, i cosiddetti clandestini rispediti da dove venivanoChi entra in Italia ora deve essere sottoposto a una visita medica obbligatoria all’ingresso per tutelare la sua salute e quelle degli italiani che dovessero venirne a contatto”. E questo perché, si legge sempre, “qualcosa è cambiato” in riferimento alla crisi dell’Isis e l’emergenza dell’Ebola. Premesso che la crisi di Siria e Libia non erano meno gravi e ancora in pieno svolgimento quando gli iscritti votarono nel gennaio scorso, la posizione di Grillo e Casaleggio appare semplicemente ribadita rispetto a quella del 2013. Quello che manca è un consulto con la rete, che, probabilmente, confermerebbe la discrepanza di visioni.

La settimana scorsa Manlio di Stefano ha presentato alla Camera, sul tema dell’immigrazione, una mozione molto interessante, figlia di uno studio molto accurato che si elaborava in quattro punti fondamentali:
eliminare il concetto del “chi primo accoglie gestisce”;
– prevedere quote massime di migranti per paese;
– instaurare punti di richiesta asilo pagati dall’Europa direttamente sul suolo africano;
– assicurare beni e servizi per le famiglie italiane meno abbienti per evitare tensioni tra italiani e richiedenti asilo.

Un’Europa che si impone laddove dovrebbero intervenire i Parlamenti, governi e banche centrali nazionali e lascia, invece, allo sbando gli stati di primo approdo di fronte ad un fenomeno transnazionale per definizione come quello dell’immigrazione è un esperimento sempre più fallimentare e bene scrive Grillo sul blog che il regolamento Dublino III non funziona. Ma per riformarlo bisognerebbe sviluppare in modo sistematico le linee guida indicate da di Stefano o quelle ottime presentate dalla senatrice de Pietro all’Osce. Bisognerebbe sottolineare con forza che se oggi siriani, libici, iracheni lasciano i propri confini dopo che vivevano un’esistenza soddisfacente e dignitosa in passato è perché l’occidente ha deciso di invadere la sovranità nazionale dei loro paesi. Bisognerebbe fare questo con forza e non alimentare la fobia dell’Ebola per far apparire il migrante come il nemico. Quello lasciamolo fare a Salvini e Borghezio, che, in materia, sono inarrivabili e navigati maestri.

Nell’epoca della dittatura delle oligarchie finanziarie, siamo tutti, migranti o meno, stranieri in patria e mettere oggi, in questo contesto sociale, i migranti contro i non migranti è come mettere i lavoratori a tempo indeterminato contro quelli a tempo determinato, come sta facendo Renzi con la sua riforma del lavoro. In poche parole si alimenta una guerra tra poveri che è proprio quello che chiede la grande finanza e le grandi corporazioni per distogliere l’attenzione dai loro soprusi in atto.

Prima delle elezioni nazionali del febbraio 2013 il Movimento arrivò ad essere la prima forza politica nazionale con l’idea che “nessuno deve rimanere indietro”. Per un Movimento nato orgogliosamente lo stesso giorno di San Francesco, questo concetto ha una portata universalistica, che travalica i confini.