Prove di “grande coalizione” tra Berlino e Parigi. La Germania fino a oggi ha mancato l’obiettivo del 20% di investimenti sul pil indicato dall’Ocse? Vero, ma ”il governo tedesco intende colmare la differenza nei prossimi anni”, dedicando a interventi per la crescita circa 50 miliardi di euro. Parola di Sigmar Gabriel, ministro tedesco dell’Economia, che ha risposto così al ministro delle Finanze francese Michel Sapin e al collega dell’Economia Emmanuel Macron, volati a Berlino in visita ufficiale per incontrare Gabriel e il titolare delle Finanze Wolfgang Schaeuble. Un incontro sulla carta caldissimo e tutt’altro che disteso, viste le visioni opposte dei due Paesi sul fronte delle finanze pubbliche. Con la Germania che nonostante il peggioramento dei dati macroeconomici continua a voler raggiungere, nel 2015, il pareggio di bilancio (sarebbe la prima volta dal 1969) e la Francia che si ribella ai paletti europei e al pareggio ci arriverà, salvo nuovi slittamenti, solo nel 2019. Ma di fatto il vertice si è concluso con un apparente successo: l’impegno a mettere in campo un piano congiunto per rilanciare riforme e investimenti nell’Eurozona. Il tutto mentre, stando ai rumors, Angela Merkel lavora dietro le quinte per evitare che il governo di Francois Hollande debba incassare una bocciatura della propria manovra finanziaria. 

Prima della visita i ministri francesi, in un’intervista alla Frankfurter Allgemeine Zeitung, avevano chiesto al governo tedesco di investire appunto 50 miliardi nei prossimi tre anni. “Cinquanta miliardi di risparmi da noi e 50 miliardi di investimenti aggiuntivi da voi: questo sarebbe un giusto bilanciamento”, era la loro proposta. “L’Europa si confronta con il problema della domanda”, ha ricordato Macron, sottolineando i rischi connessi a un eccesso di risparmio. Poi la rivendicazione: “Nei Paesi in cui si devono consolidare i bilanci si cerca di mantenere gli investimenti statali. Questo noi lo facciamo”. E, è il sottinteso, dovrebbe farla anche la Germania, che appare invece più preoccupata di azzerare il deficit pubblico che di fare qualcosa per migliorare la propria competitività e modernizzare un’economia sempre più in affanno e secondo alcuni osservatori addirittura a rischio recessione. “

La Germania non è in una fase recessiva”, ha sottolineato Gabriel parlando alla Bild. Sebbene i dati sulla crescita siano più bassi di quelli attesi, secondo il ministro la locomotiva “va in salita, non in discesa” e le misure già adottate per riportare in carreggiata i consumi sono più che sufficienti: “Il salario minimo, buone tariffe e la rinuncia a tagli sulle pensioni portano soldi nelle tasche della gente e questo migliora la domanda del mercato interno e porta la crescita di cui abbiamo bisogno”. Ma Merkel, che rischia di trovarsi in minoranza nel difendere l’austerità visto che la Commissione Juncker, sul punto di insediarsi a Bruxelles, ha in serbo un piano di investimenti da 300 miliardi di euro per rilanciare occupazione e crescita in Europa, sembra ora voler venire a più miti consigli, almeno quando la controparte è Parigi. La richiesta francese trova peraltro sponda anche in alcuni esponenti dei socialdemocratici tedeschi, come Ralf Stegner, che propone un programma analogo a quello sollecitato da Parigi. 

 

 

 

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