Sistema Gioco Italia (il sindacato degli imprenditori dell’azzardo legalizzato, parte di Confindustria) e il Coordinamento nazionale della maxicampagna antiazzardo ‘Mettiamoci in Gioco’ hanno annunciato con un comunicato stampa di aver firmato un protocollo d’intesa “per la realizzazione di azioni comuni in ambito di Lotta all’illegalità, Pubblicità e promozione, Divieto di gioco ai minori e Lotta al gioco d’azzardo patologico”. L’abbiamo già scritto sui nostri profili Facebook e Twitter, lo ribadiamo anche qui senza mezzi termini: siamo contrari a scendere a patti con la lobby dell’azzardo. Chiediamo a Mettiamoci in Gioco di ritirare la firma.

Sgi e Mig non hanno diffuso il testo dell’accordo: tutto quel che per ora se ne sa si desume dal comunicato stampa. E per quel che se ne sa, questo accordo è la summa di tutto ciò che crediamo non vada fatto se veramente si vuole rimediare alla diffusione capillare, massificata e patogena (nel senso letterale di attitudine a generare patologie) del gioco d’azzardo. 

Noi crediamo che il punto di partenza per affrontare la situazione sia riconoscere che coloro che fanno una lotta contro l’azzardo liberalizzato e coloro che dell’azzardo liberalizzato fanno un business hanno scopi diversi, non interessi comuni. Da attivisti di sinistra, pensiamo che occorra saper riconoscere questo conflitto, e che non ci si debba far irretire dal “discorso del capitalista”, che invece invita a collaborare nell’interesse del progresso, a tendere tutti insieme verso la società dell’armonia, dove non esistono contrapposizioni. È vero che la lotta noslot e antiazzardo non dev’essere settaria, escludente, è vero che si deve ricercare un consenso il più ampio possibile, ma non così ampio da includere anche quello di chi dall’azzardo trae profitti. Altrimenti non è più una lotta antiazzardo, diventa un’altra cosa: una contrattazione, la ricerca di un compromesso al ribasso. 

Ci opponiamo a modelli di cura e gestione del rischio alla cui creazione partecipano le aziende che fanno affari investendo nell’attività che genera la dipendenza. Abbiamo criticato per questo il servizio Giocoresponsabile (nato su iniziativa di Lottomatica), critichiamo anche il protocollo di Sgi Mettiamoci in Gioco, che pare getti le basi per realizzare qualcosa di simile (per ora si parla solo di “tavoli tecnici”), ma con la partecipazione di molti più soggetti, sia dal lato degli imprenditori che da quello delle associazioni.

Riteniamo che quello di insistere per chiamare il gioco d’azzardo “gioco con alea composta in danaro”, lungi dall’essere una preoccupazione di correttezza giuridica, sia in realtà un sofisma linguistico per non chiamare l’azzardo con il suo nome, e dare così una parvenza socialmente più accettabile (nel rispetto della legalità, s’intende!) all’attività degli imprenditori che partecipano a questo accordo. Dovremmo chiamare “reato di atti persecutori” lo stalking, o magari “diritto di godere delle cose in modo pieno ed esclusivo” la proprietà, per timore di fare un torto ai codici? State sereni (cit.), il legislatore non si offende!

Una modifica del lessico di questo genere è un’esigenza sentita dagli imprenditori dell’azzardo, non certo da noi che all’azzardo ci opponiamo. Riteniamo, poi, che il lavoro sulla pubblicità e sulla promozione del gioco d’azzardo, in un’ottica antiazzardo sia un controsenso, e giovi solo all’interesse delle imprese, poiché per quanto migliorata, per esempio aumentando la quantità di informazioni sul rischio patologico, una pubblicità resta pur sempre una pubblicità: mira cioè a “piazzare” un prodotto, non ad informare. Ed è di informazione, non di promozione, che si ha bisogno in fatto di azzardo.

Un lavoro sulle pubblicità va fatto, ma nel senso di capire come queste hanno inciso a fondo l’immaginario collettivo: l’immaginario non si ricostruisce collaborando alla realizzazione di spot migliori, ma elaborando strategie comunicative che smontano il potenziale di fascino e attrattiva dell’azzardo (ne abbiamo parlato diffusamente nel nostro libro). 

Verrebbe quasi (quasi!) da dare ragione al Presidente di Sgi, quando ammette – ed è sincero – che la lontananza tra il sindacato padronale e “i noslot” è solo sulla carta. Ci sentiamo di tranquillizzarlo. Noi siamo distanti sulla carta e nella pratica. Non siamo gli unici. All’interno di Mettiamoci in Gioco i consensi sono tutt’altro che unanimi, e sembra di capire che la firma dell’intesa sia stata un po’ frettolosa rispetto alle reali intenzioni di tutti i suoi membri, se c’è chi dichiara di essere totalmente all’oscuro dell’esistenza stessa dell’accordo e non prende bene la notizia. 

Lunedì ci sarà una riunione del Coordinamento nazionale di Mig: chiediamo alle associazioni partecipanti, alcune delle quali sono al nostro fianco nelle iniziative che organizziamo, di prendere nettamente posizione contro questo protocollo, che segna un clamoroso passo indietro nella lotta antiazzardo.