Nonostante il difficile contesto economico, nei 12 mesi tra giugno 2013 e giugno 2014 la ricchezza aggregata delle famiglie a livello globale è aumentata dell’8,3% a 263mila miliardi di dollari correnti, pari a 56mila dollari pro capite. E’ la cifra più alta di tutti i tempi in termini di patrimonio netto medio. E, sorpresa, l’Italia è al terzo posto nel mondo per ricchezza mediana (quella cioè dell’individuo che sta esattamente in mezzo tra la metà della popolazione che ha di più e quella che ha di meno). Lo evidenzia la quinta edizione del Global wealth report, a cura del Credit Suisse research institute. Il monitoraggio, condotto su 4,7 miliardi di adulti in più di 200 Paesi, mostra che la ricchezza globale si attesta un livello superiore del 20% rispetto al picco pre-crisi e del 39% rispetto al livello minimo del 2008. E le stime per il futuro sono ancora più promettenti, dato che, secondo Credit Suisse, la ricchezza è destinata ad aumentare di quasi il 40% nei prossimi cinque anni, raggiungendo 369mila miliardi di dollari entro il 2019. 

Le nazioni più ricche, ovvero con ricchezza individuale superiore ai 100mila dollari, si trovano in Nord America, Europa Occidentale e nelle aree più ricche dell’Asia Pacifico e del Medio Oriente, anche se nel 2019 la Cina dovrebbe rappresentare da sola il 10% della ricchezza globale. Oggi la Svizzera è di gran lunga il paese con la più alta ricchezza media pro capite, 581mila dollari per adulto, seguita da Australia (431.000 dollari) e Norvegia (359.000). Seguono Usa, Svezia, Francia, BelgioDanimarca e Regno Unito. L’Italia è al terzo posto nella graduatoria che calcola il valore mediano della ricchezza per adulto: nel nostro Paese si attesta a 142mila dollari. 

In Europa la ricchezza per adulto è aumentata di oltre il 10% a seguito di una importante ripresa dei prezzi. Tra le principali economie il Regno Unito, la Corea del Sud e la Danimarca hanno registrato i maggiori incrementi percentuali, mentre i cittadini di UcrainaRussia, Argentina e Indonesia hanno subito le maggiori perdite. In termini assoluti, il Regno Unito ha aggiunto alla ricchezza globale 2,3mila miliardi di dollari, mentre la solidità dell’euro e i mercati azionari forti hanno fatto sì che la Francia, la Germania e l’Italia insieme abbiano contribuito per 3,6mila miliardi di dollari. Le economie del G7 a metà del 2013 valevano il 64% della ricchezza totale, ma hanno generato oltre il 78% della nuova ricchezza creata da allora. Al contrario, la ricchezza aggregata in America Latina è rimasta in gran parte invariata, mentre l’Asia-Pacifico (incluse Cina e India) ha registrato un piccolo aumento del 3%. 

Nei prossimi cinque anni il numero di milionari in tutto il mondo aumenterà di circa il 53% raggiungendo i 53,2 milioni nel 2019. La disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza resta uno degli aspetti più problematici. Le economie emergenti, come Cina e India, registrano il maggior divario. In Italia il 10% della popolazione possiede più della metà della ricchezza nazionale. Sullo stesso livello anche Francia, Spagna e Regno Unito. Ma non si tratta della peggiore performance europea. L’Austria, insieme alla Germania e a Norvegia e Svezia, vede il decile più alto della popolazione possedere più del 60% della ricchezza totale. Come la Colombia, l’Arabia Saudita e il Messico di oggi. Sono però gli Stati Uniti a totalizzare il punteggio più basso, assieme a Svizzera e Hong Kong: qui la distanza tra il 10% più ricco e il resto della popolazione è superiore al 70%, come nell’America d’inizio ‘900 o nell’India di oggi.