Alle elementari ci portavano a visitare il museo della civiltà contadina, e sarà perché la civiltà contadina non si era ancora estinta, ma i pezzi esposti nel museo (perlopiù zappe, cucine economiche e ruote di carri) non sembravano niente di interessante o di inedito. La faccenda ci è tornata in mente mentre ascoltavamo la conferenza tenuta dalla dott.ssa Orlando, direttrice del Museo Civico Paleontologico di Maglie, nel corso della giornata inaugurale di Bibliopride, la manifestazione nazionale delle biblioteche che quest’anno si svolge in Puglia dal 4 al 31 ottobre.

Secondo la dott.ssa Orlando gli innumerevoli piccoli musei sparsi per il territorio nazionale, se non correttamente valorizzati, rappresentano uno spreco di risorse; non portano a una diffusione più capillare della cultura, bensì a una frammentazione dell’offerta culturale priva di utilità. I dati presentati durante la conferenza, ad esempio, descrivono così la situazione nel sud Salento: in questa zona i musei censiti sono trentasei, ma solo sei di essi sono aperti regolarmente. Tutti gli altri hanno orari saltuari, spesso sono aperti soltanto di mattina per consentire le visite delle scolaresche. Cinque di essi sono addirittura chiusi: per visitarli occorre prenotare telefonicamente.

Spesso, insomma, si tratta di musei più o meno inutili, chiusi per mancanza di personale ma anche di interesse da parte del pubblico. In Salento ci sono decine di musei messapici, tutti espongono le stesse anforette e frammenti di cocci dipinti. Sono praticamente indistinguibili gli uni dagli altri. Chi dovrebbe aver interesse a visitarli? Il turista tipo non si fa il tour di decine di musei in una settimana per vedere sempre gli stessi reperti.

Spesso questi musei sono stati impiantati solo per assecondare i voleri di sindaci e amministratori locali; per motivi elettorali o anche solo per restaurare un vecchio palazzo con i fondi destinati alla cultura. E il valore aggiunto che forniscono non va oltre una segnalazione come punto d’interesse su guide e cartine turistiche. Si rischia così che il turista perda tempo e denaro per visitare luoghi privi d’interesse. Questa pratica di pubblicizzare ogni singolo “museo” non è solo italiana. Abbiamo avuto modo di verificarlo anche all’estero, ne parlavamo ad esempio riguardo ai musei di Amsterdam.

Dunque la pratica di istituire questi piccoli musei a rilevanza locale è sicuramente diffusa. Strutture abbandonate a loro stesse, spesso chiuse e fuori dalle rotte turistiche, delle quali bisognerebbe avere il coraggio di dire: “Questo non è un museo, destiniamo la struttura ad altro”. Oppure bisogna comprendere che quei musei non sono destinati ai turisti: devono essere destinati alla gente del luogo. Se rimangono chiusi non servono a niente: perché un museo è una cosa viva; vive attraverso l’interazione con il territorio. Il museo deve essere condiviso culturalmente con il territorio, non è solo un puntino sulla cartina dei luoghi d’interesse. E per far vivere il museo insieme al territorio occorre passare dalla strada dell’integrazione: integrare i musei con le biblioteche; utilizzarli come luoghi di studio e d’incontro; organizzare eventi e proporre esperienze in grado di coinvolgere le persone del luogo. Perché in fondo il turismo è anche fare una gita fuori porta di trenta chilometri perché al museo-biblioteca di un paese vicino si tiene un reading o un concerto, oppure hanno organizzato un percorso sensoriale per cui i reperti non solo si guardano ma si possono anche toccare.

Insomma, la parola d’ordine anche in questo caso sembra essere “fare rete”. Fare rete tra musei di diversi comuni; tra musei e biblioteche; tra musei e territorio.

Confessiamo che una cosa ci ha un po’ sorpresi: dopo tanto parlare di far rete e sinergie, la dott.ssa Orlando, alla fine del suo intervento, ha lasciato la sala del Museo Storico di Lecce dove si tenevano le conferenze senza ascoltare gli interventi successivi. Beh, forse fare rete è anche stare a sentire l’esperienza di altri, perché c’è sempre da imparare qualcosa (a meno che non si sappia già tutto).