Forse sarebbe passato tutto sotto silenzio se non ci fosse stata la nomina di Vandana Shiva a Expo 2015. Forse nessuno avrebbe sollevato il sopracciglio se la polemica non fosse arrivata fresca, fresca dall’America. Sta di fatto comunque che questo ha dato la stura a una montagna di critiche al veleno che poi, e non certo di riflesso, hanno riguardato anche e soprattutto gli Ogm.

Chi è Vandana Shiva? La Shiva tra i tanti titoli, scientifici o meno, è un’attivista e ambientalista indiana, è vicepresidente di Slow Food ed è uno dei leader dell’International Forum on Globalization.Tra le sue battaglie, che l’hanno resa famosa anche in Europa, vi è quella contro gli Ogm e la loro introduzione in India. Ed è proprio su queste colture e la sua demonizzazione che a fine agosto il New Yorker, una delle più prestigiose e progressiste testate d’America, tempio del giornalismo di qualità, l’ha attaccata con un pezzo dal titolo: “Semi del dubbio. La crociata controversa di un’attivista contro le coltivazioni geneticamente modificate”.

Perché Milano è presto detto. Il suo rapporto con questa città è iniziato da una richiesta dell’Università Bicocca per una collaborazione nel cluster dedicato al riso. A cui ha fatto seguito un secondo invito proprio dalla società Expo 2015.

Esperta? Forse, dichiara il quotidiano americano, ma sicuramente piena di ideologie.

Il dibattito di rimbalzo si è avviato anche su vari giornali italiani. Non molto teneri in verità con quanto la Shiva sostiene. A mettere in evidenza ancora le sue contraddizioni è sempre il giornalista del New Yorker Michael Specter che ha raccolto in India tra i piccoli coltivatori di cotone “storie ben diverse da quelle con le quali la Shiva ammalia le platee della middle class urbana occidentale; sono storie che parlano di aumento delle rese, di maggiori profitti e minori costi, di migliore salute: il numero dei casi di avvelenamento da pesticidi tra gli agricoltori è crollato del 90 per cento”.

Una querelle insomma. E il tema lo sprona. Qualche anno fa ho scritto a quattro mani un libro dal titolo Ogm, una scelta difficile. A favore o contro? Spunti per decidereNon vi sono nel libro posizioni precise, ma notizie che aiutano a capire. Io dico sempre che ci si può schierare contro l’evoluzione della scienza e della modernità, ma da informati. Mai a priori.

La domanda comunque è: perché si dibatte molto su questo tema e gli animi si riscaldano? Io penso che i toni diversi nei confronti di questo dibattito abbiano origini lontane e andrebbero ricercate nel rapporto tra società e scienza e tra cittadino e scienziato. La questione riguarda la certezza dei risultati scientifici e la fiducia nel lavoro degli scienziati. Il problema si configura come un atteggiamento di accettazione delle innovazioni e del progetto scientifico e costituisce un chiaro esempio del difficile rapporto che c’è tra scienza e società. Gli atteggiamenti differenti, secondo me, fanno pensare che manca un anello importante nella catena dell’informazione e della comunicazione. E soprattutto manca una corretta comunicazione e informazione scientifica che faciliti l’assimilazione delle novità che di norma avvengono lentamente.

Come ovviare a questo? Qualcuno ci ha provato e c’è pure riuscito. Il ministro Profumo l’anno scorso ha voluto dare vita a una bellissima e entusiasmante avventura di comunicazione della ricerca italiana con questo portale istituzionale che tra l’altro è sia in italiano che in inglese, www.researchitaly.it, e che io ho l’onore di coordinare. Affrontiamo questi e altri temi tutti i giorni con la mia redazione seguendo seminari, workshop, presentazioni etc. ma soprattutto intervistando i nostri scienziati. Una delle ultime interviste è stata alla professoressa Cattaneo che a proposito degli Ogm ha affermato che tutti gli studi condotti dai più importanti specialisti e da tutte le società scientifiche indipendenti, dicono che gli Ogm sono sicuri. L’unico studio che aveva tentato in modo ideologico e non scientifico di dimostrare che gli Ogm fossero dannosi per la salute è stato ritirato dalla rivista scientifica perché ritenuto non attendibile, ovvero viziato nella progettazione e nei dati.

A chi dar retta quindi? La domanda è aperta e qui, per chi volesse saperne di più l’intervista integrale.