“Se quando arrivi alla guida del paese rinunci a cambiare non hai fatto tutto il tuo lavoro. Tutte le persone che stavano con Renzi alla Leopolda o nei comitati che lo sostenevano o hanno fatto delle liste civiche o sono state messe ai margini. È necessario un rilancio dello spirito originario”. Così attaccava Matteo Richetti, domenica 5 ottobre, durante la trasmissione In mezz’ora di Lucia Annunziata. Una presa di posizione che arriva dal deputato dem che è stato tra gli organizzatori e gli ispiratori della Leopolda delle origini assieme all’allora sindaco di Firenze. Sul palco nella seconda edizione (2011), quella in cui il “renzismo” cominciava a strutturarsi, dietro le quinte, nella terza (2012), quella delle primarie contro Bersani, nella quale aveva l’intervento di chiusura dei lavori. Sul palco, la prima volta alla stazione industriale di Firenze, c’era Pippo Civati. E nel 2012, insieme a Davide Faraone (ora in attesa di un ministero), c’era Giorgio Gori.

Oggi Civati riflette sulla scissione del Pd, Gori è finito a fare il sindaco di Bergamo. Richetti (che si è ritirato dalle primarie in Emilia Romagna) si è assunto il compito di primo renziano doc a criticare l’azione del governo e la gestione del Pd, dicendo a viso scoperto quello che molti renziani in Parlamento dicono sottovoce da mesi. E che ribadivano anche nei giorni scorsi. “A Roma siamo rimasti schiacciati tra l’area di Franceschini e quella di Orfini. E Matteo sui territori ha dovuto pagare molte cambiali ai vecchi big del partito”, ragionava uno degli uomini vicini al segretario. Evocando una situazione da Gattopardo: “Bisogna che tutto cambi, perché nulla cambi”.

Per dire, tra le presenze pesanti dei primi tempi della Leopolda c’era quella di Graziano Delrio, ora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ma fuori dal Giglio magico, che ha in mano più o meno le leve di tutto. A organizzare l’ultima Leopolda fu Maria Elena Boschi, attuale ministro delle Riforme, e tra le organizzatrici anche della prossima. Renzi nella sua E-news ha confermato l’appuntamento che per lui vale più di tutte le direzioni del Pd messe insieme per il 24, 25 e 26 ottobre. “Cos’è la Leopolda? Impossibile da spiegare, bisogna esserci. Uno spazio di libertà, un luogo dove si trova gente che pensa che la politica non sia una parolaccia, il posto da cui tutto è partito”. Slogan ambizioso: “Il futuro è solo l’inizio”. Cosa sarà questa Leopolda, però, sarà interessante vederlo. Anche perché se dovesse tradire lo spirito delle origini per Renzi sarebbe un problema. E lui lo sa.

Per la kermesse renziana sono passati l’ex Ad di Luxottica, Andrea Guerra e Alessandro Baricco. Poi entrambi hanno rifiutato di entrare nel governo. C’è stato Oscar Farinetti. Ci sarà di nuovo? Difficile dirlo, anche perché il creatore di Eataly ha messo in giro voci sgradite al premier: tipo che anche per lui era pronto un dicastero. Forse torneranno Campo Dall’Orto, fondatore e direttore di Mtv Italia, ora nel Cda delle Poste, Nerio Alessandri, l’Ad di Tecnogym e magari Davide Serra, il fondatore di Algebris.

E si apre un’altra questione: quanto è opportuno che figure simili vadano a una manifestazione organizzata dal presidente del Consiglio? A Firenze si sono visti l’economista Luigi Zingales e l’imprenditore Edoardo Nesi. Poi partiti per avventure politiche diverse. Tra gli interventi più applauditi della Leopolda 2013 ci fu quello del politologo Roberto D’Alimonte. All’epoca lavorava in contatto stretto con Renzi per “inventarsi” un sistema elettorale. Messo da parte, quando è diventato chiaro che più della sua, contava la parola di Verdini. Domenica 5 ottobre sul Sole24Ore scrive: “Il premier ha sicuramente fatto molti errori da febbraio a oggi. Nella composizione del governo, nella tempistica delle riforme, nella sottovalutazione della complessità del processo legislativo, nel rifiuto di costruire intorno a sé uno staff di collaboratori che non siano solo gli amici fidati”.

C’è da scommettere che il programma sarà chiuso solo negli ultimi giorni. Non ci saranno bandiere di partito. “D’Alema non è mai venuto, ma se dovesse chiedere la parola non gliela negheremo”, scherza un renziano. In contemporanea a Roma manifesteranno i sindacati. Molti “dissidenti” dem di certo andranno lì. E se dovessero fare un passaggio a Firenze sarà da ospiti. E i renziani “critici”? Il premier cercherà di recuperarli dandogli un ruolo? A San Francisco, durante l’incontro del capo del governo con gli start-up-per italiani, in uno slancio di entusiasmo la 22enne Lucrezia Bisignani, figlia di Luigi, si autoproclamava portavoce dei giovani della “generazione Leopolda”. Chissà che Matteo non pensi ad esaudire il suo desiderio. E poi? Sarà l’anno di Marchionne? “Magari”, dice un renziano. Scherzando. Ma anche no.

Dal Il Fatto Quotidiano del 7 ottobre 2014