Un miliardo e trecento milioni di euro. E’ questa la stima del danno ambientale arrecato dagli imputati coinvolti nel processo per la discarica di Bussi sul Tirino (Pescara) rinvenuta nel marzo 2007 e meglio conosciuta come la discarica dei veleni, ripreso venerdì mattina dinanzi ai giudici della Corte d’Assise di Chieti. A questi vanno poi i danni patrimoniali e non patrimoniali ma anche i danni d’immagine all’Abruzzo e al Paese. Lo ha detto Giovanni Palatiello, avvocato dello Stato parte civile nel processo per la discarica Montedison oggi in capo alla Edison, da poco passata sotto il controllo francese.

“E poi ci sono i danni all’immagine arrecati alla presidenza del Consiglio dei Ministri, al governo che rappresenta l’intera collettività nazionale, la cui immagine anche internazionale è stata gravemente compromessa dalle condotte illecite degli imputati – ha aggiunto Palatiello -. E poi c’è la posizione del commissario Goio che ha speso svariati milioni di euro per gli interventi di messa in sicurezza, in particolare della discarica abusiva TreMonti. E questi interventi di messa in sicurezza li ha pagati con i soldi dei contribuenti. Tutti i cittadini italiani hanno pagato, hanno sostenuto dei costi che avrebbe dovuto invece affrontare Edison, proprietaria del sito, in particolare del sito inquinato, in particolare della mega discarica Tremonti. Costi ai quali però fino ad oggi Edison si è pervicacemente sottratta”.

Secondo Palatiello, “Edison è responsabile civile delle condotte degli imputati, i quali imputati negli anni hanno sempre osservato in maniera meticolosa le direttive di Edison che imponeva ai suoi uomini di nascondere la grave compromissione ambientale che è stata invece consumata”. Non solo. “L’inquinamento esiste ancora ed è molto grave, ed è un inquinamento che coinvolge le matrici sotterranee, le falde profonde, che però sono le falde che poi alimentano le acque superficiali. Non possiamo assolutamente dire che questo inquinamento è finito e lo proveremo scientificamente, con dei dati scientifici, non è un’opinione dell’avvocatura dello Stato”, ha detto in una pausa dell’udienza l’avvocato Cristina Gerardis, uno degli avvocati dello Stato parte civile al processo. “Esiste un nesso causale diretto tra i fatti di reato che ci ha esposto la Procura molto esaurientemente nelle scorse udienze e il gravissimo danno che noi lamentiamo all’ambiente – ha aggiunto Gerardis – il gravissimo pericolo per la salute dei cittadini che sono stati coinvolti per anni da questo inquinamento”.

“Questo è un caso sicuramente importantissimo nel panorama nazionale di questo tipo di processi ed è ben diverso, e su questo punto ci siano soffermati, da quello di Venezia, dal processo di Porto Marghera. E’ un processo molto diverso – ha detto ancora Gerardis – dove le evidenze sono molto più pesanti in termini di presenza di inquinanti e di contaminanti nelle matrici ambientali e quindi di pericolo per la salute umana. Aspettiamo l’esito del processo e faremo una causa civile sicuramente, la causa civile serve molto perchè avere le risorse serve per fare gli interventi di bonifica”. L’Avvocatura rappresenta il Ministero dell’Ambiente, la Regione Abruzzo, la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Commissario delegato per il Bacino Aterno Pescara. L’accusa è rappresentata dai pm Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini.

La settimana scorsa la Procura aveva formulato richiese di condanna fino ad un massimo di 12 anni e 8 mesi di reclusione. Sul banco degli imputati 19 persone, quasi tutti ex amministratori e vertici della Montedison che gestiva il sito industriale. Le accuse sono di avvelenamento delle acque e disastro ambientale colposo. La condanna più pesante è stata chiesta nei confronti di Carlo Cogliati, 75 anni, all’epoca dei fatti, amministratore delegato pro tempore di Ausimont. Quella più lieve, 4 anni, per Nicola Sabatini, 87 anni, vice direttore pro tempore della Montedison di Bussi (1963-1975). Assoluzione solo per Maurizio Piazzardi, 42 anni, perito chimico.