Operazione nostalgia. Trent’anni fa. Visti dal terrazzo, spalancato sul Vesuvio e sulle cupole delle chiese barocche, e dalla casa di Giandomenico Acampora. Era il fotografo delle prime copertine di Napolycity, rivista partenopea dei ruggenti anni ’80 che strizzava l’occhio alla iconica Interview, parto creativo che usciva dalla Factory di Andy Wahrol. Ammiccano dalle copertine le giovanissime, ma già famosette Barbara D’Urso e Marina Suma. Oggi Giandomenico è produttore di “Media Digitali” e ha un orto in vaso sul terrazzo con ogni bendidio che coccola come un figlio e che gli invidio moltissimo. Rolling Stones suonati in casa dalla band di Cesare Falchero e boys, tutti all’epoca redattori in erba e collaboratori del magazine.

Batte il ritmo Federico Vacalepre, un militante critico musicale. Ne hanno fatta di strada Alessandra Pacelli, Diana Negri, Francesca Leosini, MariaConsiglio Visco, dalle scrivanie di Napolicity a quelle de Il Mattino (Alessandra) a strategia di comunicazione per i Beni Culturali (Raffaella), a importanti uffici stampa le altre. Raffaella Leveque a soli 23 anni era la più giovane caporedattrice, oggi si occupa di strategia di comunicazione per i Beni Culturali. E’ diventata una pasionaria di battaglie civili Carmen Villani. Gabriella, la moglie di Giandomenico, occhi color del mare che sorridono sempre, conserva come reliquie i vecchi numeri dalle copertine pop-arteggianti. Li sfoglia incuriosito Paolo Macrì, docente di Storia contemporanea alla Federico II, per ritrovare una Napoli scanzonata e allegra, piena di entusiasmi, di voglia di vivere e di ottimismo, con un’impaginazione a volte ingenuamente antica, a volte sorprendentemente avanti. Interviste e servizi a tutto campo: arte, musica, letteratura, fotografia e design, ma tutto rigorosamente made in Naples, secondo il diktat degli art director in tandem Tony e Maria Di Pace. Poveri (un po’) ma belli. Un come eravamo senza la recessione, la deflazione e la perdita di altri 35mila posti di lavoro.

Polpettoni e maccheroncelli, un eco gioioso che scalda il cuore e commuove un po’. E in questi nostri tempi di pessimismo e depressione, non solo economica, dove i fuochi d’artificio si sono sostituiti alla Terra dei fuochi, euforizza più che mai il rave party sotto la finestrella di Marechiaro. Metti una sera rock sotto il cielo stellato con Mimmo Rocco, (la famiglia si occupa di grano, lui ha un terminal petrolifero) con crescente passione rockettara, che fa volare da Londra per il suo compleanno la band replica dei Queen (I killer Queen). Convocati 1300 amici da ogni dove, gli ospiti entrano in un tunnel verde di luce laser e viene consegnato loro un kit con braccialetti fluorescenti e T-shirt personalizzate con la scritta Mimmo rock (oh, yes!). Un van, travestito da Hard Rock Cafè, distribuisce hamburger, hot dog e birre a gogò. Il set è stato curato da “Great Co”, di Raffaella Rocco ( la figlia) e Alessandra Iasiello.

Sul palco allestito con luci da concerto sale un clone di Freddie Mercury, stessi baffi, stessa postura, che si mette a duettare We are the champions e manda il pubblico in visibilio. E mentre il sindaco de Magistris, condannato per abuso d’ufficio e sospeso, i senatori rockettari, Nitto Palma e Ciro Falanga, con rispettive consorti, se la ridono e se la spassano. Fermi tutti: intermezzo mangiareccio di sfogliatelle e graffette fumanti. Mentre si mette alla consolle il deejay Alfonso Russo, alter ego di Bob Sinclar, in nota spaccatimpani partenopea. Annapaola Rocca, la moglie, chiodo in pelle gialla, balla scatenata, insieme ai figli e agli amici dei figli. Insomma il rock è una questione di famiglia. Ma anche di charity, visto che il festeggiato non ha voluto doni ( immaginatevi lo spacchettare un migliaio di regali, per lo più inutili e da riciclare) ma un obolo di beneficenza ad Azione Aiuto che si occupa dell’infanzia abbandonata in Uganda.
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@foto Francesco Begonja