Parliamoci chiaro: non si è mai vista una galera più caciarona, divertente (per l’interessato), allegra oltre i limiti dello sgavazzo, anche un filo cialtrona, di quella che sta facendo il caro, vecchio, Silvio, a dimostrazione che la giustizia, applicata al medesimo, alla sua storia, alle sue storie, va letteralmente in soffitta e diventa altro da sé. Si potrebbe rubare un’immagine al mondo dell’arte contemporanea, spesso oltre il comprensibile, quella fanciullesca considerazione che tiene uniti gli scettici di tutte le latitudini di fronte a un’opera (un uovo sodo su un basamento, una chiave inglese racchiusa in una teca, una brioche lasciata invecchiare per anni oppure fate voi) così elementare da suscitare l’immediata rivelazione: «Ma questo lo facevo anch’io!!».

Ecco, è proprio la stessa considerazione che sgorga dal cuore di ognuno di noi – «Ma la galera così la facevo anch’io!!» – quando si pensa alla terribile pena “detentiva” che tocca al povero Silvio, perfettamente riassunta, in termini di dolore e di patimento interiore, in queste poche righe riassuntive il genetliaco parcamente festeggiato dal Nostro e organizzato dalla sua fidanzatina Francesca.

Così scrive e descrive l’Huffington: «Si è conclusa così, con lo scettro e la corona, una due giorni di festeggiamenti ad Arcore, organizzata da Francesca “all’insaputa” del Cavaliere. Già perché prima della cena di lunedì con gli amici di Napoli, Simone Pbonzoni e Rudy Cavagnoli, domenica sera Francesca aveva organizzato un’altra sorpresa. Col botto. Si è conclusa con i fuochi d’artificio, a mezzanotte in punto, una cena con gli amici e i familiari più stretti, arrivati ad Arcore senza che l’ex premier se lo aspettasse». Qui commoventi frammenti della festa.

Capito? “Una due-giorni di festeggiamenti”, ah ah. Siamo effettivamente molto oltre l’Italietta cui ci hanno abituato improbabili individui che l’hanno degradata senza pietà nel corso di mezzo secolo e ridotta a purissima provincia europea (da abolire). Si poteva tentare, nel caso dell’ex Cav., una minima operazione-decoro che avrebbe avuto un qualche senso, e il senso di Silvio per la pena (e rieducazione conseguente) stava tutto in quella visitina discreta agli anziani di Cesano Boscone, due canzoncine, una mezza barzelletta sporca, tre o quattro catenine a forma di farfalla per le vecchine (le offriva anche alle olgettine nel solco della tradizione) e oplà, almeno le apparenze erano salve.

Invece, noi stampa più o meno libera abbiamo intasato quel povero centro per un paio di volte, giusto il tempo di fare la conoscenza con la stonata che lo aspetta fuori tutte le settimane, e poi non se n’è saputo più nulla. E più scendeva Cesano B. nell’interesse collettivo, più salivano feste e sgavazzi del Nostro, illustrate nelle gallery di tutti i siti, feste e sgavazzi nelle quali comprendere – ma questa è una domanda riservata ai lettori – anche il thè con i pasticcini consumato con Matteo Renzi al Nazareno?

Forse sarebbe stato più digeribile, per noi, per lo stesso Renzi, se il tempo di questa condanna fosse scorso con più decoro, con meno sovraesposizione mediatica, restituendo almeno l’impressione di una consapevolezza della pena, di un modo sottotraccia di interpretarla, e invece nulla, il Cav. è rimasto il Cav. e si è preso gioco degli illusi, facendosi ampiamente gli affaracci suoi anche ai ceppi. Pirla noi che avevamo creduto in una risoluzione diversa, pirla anche questo povero Paese che ci ha abituato a simili spettacoli.