La routine può essere meravigliosa. Forse non per noi, sempre alla ricerca di nuovi modi per rompere gli schemi, ma per chi fugge dal proprio fazzoletto di terra, messo con le spalle al muro dalla guerra, può rappresentare un dono. A raccontarlo, attraverso 34 scatti realizzati in Albania, Siria, Afghanistan, Pakistan, Myanmar, Iraq, Libano, Somalia, Repubblica Democratica del Congo e Libia, ci ha pensato il fotografo italiano Franco Pagetti – fotoreporter di fama mondiale che vanta collaborazioni con, tra gli altri, The New York Times, Le Monde, Vogue, Time, The New Yorker – che, dal 27 settembre al 19 ottobre, porterà a Palazzo d’Accursio, in piazza Maggiore a Bologna, la sua esposizione “Routine is Fantastic – Donne”, organizzata dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, in collaborazione con l’Associazione Donne e Tecnologie, patrocinata dal Comune di Bologna e sostenuta da Officine Maccaferri, Marchesini Group spa, Gruppo Hera e Federeventi Bologna.

“Attraverso il racconto della routine delle donne rifugiate – spiega Laurens Jolles, delegato dell’UNHRC per il Sud Europa – vogliamo accendere i riflettori sulla condizione vissuta da oltre 50 milioni di persone costrette a lasciare le proprie case a causa della guerra e della violenza. Sono persone che non hanno avuto altra scelta se non quella di fuggire per salvarsi la vita. Oltre ad avere pieno diritto all’accoglienza, meritano tutta la nostra solidarietà e rispetto e pensiamo che Bologna, da sempre città accogliente e sensibile, sia il luogo ideale dal quale ribadire questo messaggio”. Secondo le ultime stime dell’UNHRC, sono oltre 100mila le persone giunte in Italia via mare dal 1 gennaio, di cui oltre il 50% sono in fuga da guerre, violenze e persecuzioni. Circa la metà dei rifugiati nel mondo è costituita da donne e bambine. Private della loro casa, della loro famiglia, senza la protezione del governo, le donne sono soggetti particolarmente vulnerabili, a forte rischio di violenze sessuali. Le loro vite sconvolte dalla guerra perdono in un attimo il ritmo quotidiano, quello che noi vediamo ripetersi giorno dopo giorno, sostanzialmente immutato, considerandolo così monotono da divenire alienante.

“Molte delle richieste di asilo che vengono presentate da donne e ragazze – evidenzia Jolles – riguardano il timore di persecuzioni basate sul genere, tra cui la tratta a fini di sfruttamento sessuale e di lavoro, il matrimonio forzato, la sterilizzazione forzata, le mutilazioni genitali femminili, la minaccia di delitti d’onore, la violenza sessuale e lo stupro”. Dopo aver debuttato con successo nel dicembre 2013 presso la Fondazione Stelline di Milano (3500 spettatori), Pagetti, come un moderno Antoine de Saint-Exupéry, invita anche il pubblico emiliano a riflettere e riconsiderare l’importanza dei riti e della routine, contrapponendola al dramma di quanti hanno perso tutto ciò che faceva parte della loro quotidianità. “Gli scatti di Franco Pagetti – commenta Matteo Lepore, assessore alle Relazioni internazionali del Comune di Bologna –, realizzati in molti Paesi teatro di sanguinosi conflitti, descrivono la vita quotidiana di donne, madri, ragazze e figlie accolte nei campi dell’Alto Commissariato delle Nazioni per i rifugiati. Una realtà condivisa da milioni di persone al mondo che Pagetti racconta declinandola al femminile. Sono immagini poetiche e documenti storici insieme che raccontano senza retorica i piccoli gesti di donne rese forti dal dolore che tentano di ricostruire la loro perduta normalità”.

L’autrice di Ruined, già vincitrice del Premio Pulitzer, ha voluto offrire il suo sostegno all’UNHCR concedendo gratuitamente a Cantieri Meticci la possibilità di mettere in scena la sua opera. “Questo reportage d’autore – conclude Lepore – ci dà l’opportunità di sensibilizzare l’opinione pubblica, ma intende finanziare interventi concreti per la formazione professionale e l’istruzione di queste donne e di queste bambine”: l’iniziativa è infatti tesa a raccogliere fondi in favore delle donne rifugiate; attraverso una donazione minima di 300 euro sarà anche possibile ricevere la stampa di una delle opere esposte e i fondi raccolti finanzieranno interamente la prevenzione e il contrasto della violenza di genere e l’assistenza materiale e medico-psicologica alle donne rifugiate.