Sono circa undici anni che vivo a Roma. Sono arrivata qui dalla Sardegna con mille sogni e mille aspettative e ho amato questa città quasi subito. La prima volta che mi sono ritrovata a passeggiare per le vie del centro o per i mercatini di periferia, ricordo di essermi sentita a casa, avvolta nello stesso calore di un paese del sud, ma con in più una piacevole sensazione di libertà, quella dolce leggerezza che mi mancava e di cui avevo disperatamente bisogno. Mi sentivo piena di energia e di voglia di scoprire spazi e luoghi sconosciuti, persone e situazioni nuove e stimolanti.

Avevo 22 anni, ora ne ho 33 e tante cose sono cambiate, ma non l’amore che ho per Roma, lo stesso amore che mi fa sentire profondamente arrabbiata per la lenta morte alla quale questa città si abbandona tristemente.

A cominciare dal degrado, economico e ambientale, provocato dagli interminabili lavori della Metro C che, dopo anni di cantieri aperti in tutta la città e di barzellette e battute sulla lentezza dei lavori, pare, entrerà in servizio l’11 ottobre prossimo. La storia della fantomatica terza linea della metropolitana romana, comincia negli anni 90, quando vennero erogati i primi finanziamenti e quando, in uno slancio di ottimismo, venne annunciata l’apertura della linea per il giubileo del 2000. Ma il 2000 arrivò e la Metro C continuava ad essere solo un progetto, come pure nel 2001 e nel 2002, finché nel 2005 venne pubblicato il bando di gara per l’affidamento dei lavori. L’anno dopo l’Associazione Temporanea di Imprese (ATI) vinse la gara, grazie alla proposta di accorciamento di due anni dei tempi previsti: 2016 anziché 2018. E indovinate in che anno è prevista la fine dei lavori della Metro C? Nel 2018, ovviamente. A Roma non basterebbero dieci linee metro, ma ne abbiamo due e mezzo. E come si dice: “Fatevele bastare!”.

Roma caput mundi, in effetti prendere la metropolitana a Roma è un’esperienza che ti ricongiunge col mondo intero, specialmente tra le 8:00 e le 10:00 del mattino e poi nuovamente tra le 16:00 e le 18:00 più o meno. Si ha la straordinaria impressione di stare su un carro bestiame, ammassati e sofferenti, con tutta la varietà di profumi del caso; spesso si familiarizza con ascelle sconosciute, braccia, mani e schiene sudate già di prima mattina. Poi non si dica che nelle grandi città manca il contatto umano! In più, dal 1 dicembre 2013 il biglietto per gli autobus e per una corsa metro è aumentato del 50%, passando da 1 euro a 1,50. In cambio potrete avere un servizio efficiente e comodo, ovviamente se non siete troppo esigenti. In quel caso potete prendere la macchina e imprecare in varie lingue, mentre siete in coda sul raccordo. Consideratelo un esercizio linguistico molto stimolante.

Oggi Roma, ha nettamente modificato i suoi confini. Quello che una volta era il centro, ora si estende fino a zone prima considerate quasi periferia. Ne consegue che se cerchi una casa in affitto a meno di mille euro al mese – che non sia uno scantinato di 30 mq, un appartamento fatiscente o un box riadattato – occorre spostarsi fuori città. Più o meno a Frascati. Nel caro affitti, Roma vince nell’ordine su Milano, Firenze e Venezia.

Roma muore lentamente, perché muore la cultura. Negli anni del dopoguerra e per molti a seguire, questa città era considerata il centro nevralgico della cultura italiana: cinema, arte, letteratura, teatro. Nel corso degli ultimi anni, invece, a cominciare dalla storica fabbrica dei sogni di Cinecittà, un tempo simbolo e orgoglio di Roma e d’Italia, oggi trasformata per lo più in una sorta di parco a tema, col progressivo smantellamento dei set preesistenti (Gangs of New York), più di 30 sale cinematografiche sono state chiuse, 50 librerie importanti e la mappa dei teatri costretti a calare il sipario è sconcertante, ultimo lo storico Teatro Eliseo, che visto protagonisti sul suo palco, nel corso degli anni un’infinità di grandi attori, primo fra tutti Eduardo De Filippo. Per non parlare degli sgomberi e delle lotte continue per sopravvivere di centri culturali e di aggregazione sociale nati dalle occupazioni, che hanno rappresentato per anni, a Roma, l’unica alternativa all’inaridimento culturale imperante: l’Angelo Mai Altrove Occupato, il Teatro Valle, il Cinema America (appena sgomberato) e tanti altri.

Amare profondamente significa anche avere il coraggio di guardare oltre la superficie, oltre le apparenze più composte, oltre le cartoline illustrate del Colosseo e di Piazza di Spagna. Lì c’è Roma, la vera Roma.

“Cercavo la grande bellezza. Non l’ho trovata”  (La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino)