Le forze governative dell’Ucraina hanno dato il via al ritiro delle armi pesanti, per 15 chilometri, dal confine est con i territori occupati dai filorussi. Ad annunciarlo è stato il portavoce del Consiglio di sicurezza ucraino, Andrii Lisenko, durante una conferenza stampa a Kiev. La decisione è in linea con gli accordi di pace stipulati il 19 settembre a Minsk che prevedono la creazione di una zona cuscinetto tra l’area occupata dai filorussi e il territorio ucraino. I ribelli che guardano a Mosca, invece, hanno liberato fino ad oggi 1200 prigionieri e, secondo Liisenko, sarebbero 803 quelli ancora in mano ai guerriglieri che hanno occupato l’area est del Paese.   

La decisione del presidente dell’Ucraina, Petro Poroshenko, rappresenta il secondo step di un processo di pacificazione tra i ribelli e il governo di Kiev iniziato con la tregua del 5 settembre. L’obiettivo è quello di creare un’area profonda 30 chilometri tra i due territori che li separi nettamente, evitando, così, nuovi scontri. La creazione di questa “zona franca” sarà possibile grazie proprio all’indietreggiamento delle due fazioni che ritireranno le armi pesanti di 15 chilometri ciascuno. Proprio riguardo all’impegno preso dai ribelli filorussi, il portavoce del Consiglio di sicurezza ucraino ha espresso le sue perplessità: “Non è massiccio come ci aspettavamo”, ha commentato durante la conferenza stampa. In tutta l’area di confine, secondo gli accordi di Minsk, verrà inoltre rafforzata la presenza degli osservatori dell’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Nonostante il cessate il fuoco del 5 settembre e la prosecuzione dei negoziati di pace, la tregua è stata violata numerose volte. Tra il 20 e il 21 settembre, due soldati ucraini sono rimasti uccisi negli scontri nell’est del paese, mentre il 22 settembre nuvole di fumo si sono levate dai territori occupati dai ribelli.