“C’è stato un atto vandalico, hanno preso a calci i muri, li hanno rotti”. L’artista Gaetano Pesce è amareggiato per le azioni di vandalismo che nella notte tra venerdì 19 e sabato 20 settembre hanno danneggiato la sua opera “Up5&6”, denuncia della condizione femminile, versione gigante della poltrona a forma di donna creata dallo stesso Pesce nel ’69 e in mostra al museo Maxxi di Roma. Raggiunto telefonicamente a New York da ilfattoquotidiano.it, Pesce prova a ricostruire la dinamica. “Da quello che ho potuto interpretare, al buio hanno preso gli schermi dei monitor che sono all’interno dell’opera come veri – afferma -, in realtà non sono veri, sono stampati con delle frasi che tendono a far ragionare lo spettatore”. E aggiunge: “Ho pensato che il gesto fosse rivolto anche contro il significato dell’opera”. Poi precisa: “La lasceremo così. Non voglio si restauri. Questa cosa è un documento di certi comportamenti che ancora esistono. Non ho chiesto che vengano rafforzate le misure di sicurezza – continua -, questa è un”espressione’ in più che ci fa riflettere che il mondo è strano. Da una parte troviamo che si va avanti e dall’altra parte c’è una quantità di gente che non si preoccupa di contribuire al progresso umano, anzi, si preoccupa di contribuire al regresso umano”. Il danneggiamento è avvenuto durante un weekend dove il Museo nazionale delle arti del XXI secolo ha registrato un picco di visite in occasione delle Giornate Europee del patrimonio e dell’iniziativa Open Weekend  di Chiara Carbone (Foto di Musacchio e Ianniello)