Per essere un Festival che vuole fare di Lampedusa un “ponte tra le culture”, la partenza non è proprio delle migliori. Il primo ottobre sull’isola sbarca “Sabir, una kermesse di cinque giorni voluta dal sindaco Giusi Nicolini e organizzata da Arci, Comitato 3 ottobre e Comune di Lampedusa, che vede tra i padrini Fiorella Mannoia e Ascanio Celestini.

Un ricco programma di dibattiti, eventi e spettacoli musicali che – si augurano gli organizzatori – possano richiamare a Lampedusa tanti turisti. Chissà se si riuscirà ad eguagliare il successo O’ Scia’, la manifestazione di Claudio Baglioni (dagli stessi obiettivi) che per dieci anni ha invaso la strade di Lampedusa e portato sulla spiaggia della Guitgia oltre 300 artisti italiani e stranieri. Il confronto è d’obbligo, perché la prima polemica legata a Sabir è nata proprio con la Fondazione O’ Scia’, presieduta dalla moglie di Baglioni, Rossella Barattolo. Nell’organizzazione della kermesse di quest’anno, infatti, il cantautore romano non è stato per niente coinvolto, nonostante l’impegno profuso in tutti questi anni e nonostante gli stessi lampedusani abbiano cercato invano di convincere l’amministrazione, anche per bocca di alcuni consiglieri comunali, a non disperdere l’esperienza di O’ Scia’.

Non è solo questo, però: il problema è che ora Lampedusa, e Sabir in particolare, rischiano di prestarsi a cattive strumentalizzazioni. Con una delibera del 25 agosto scorso, la giunta guidata dalla Nicolini ha firmato un protocollo d’intesa che fa arrivare sull’isola i soldi di George Soros, il magnate ucraino naturalizzato americano a capo della Open Society Foundation. Colui che ha finanziato largamente la campagna presidenziale di Obama e che alla fine di luglio ha ammesso alla Cnn di essere responsabile della creazione di una fondazione in Ucraina che ha contribuito al colpo di Stato contro il presidente Ianukovitch. In Italia, come ha scritto il Sole 24 Ore, Soros – che nel 1992 speculò contro la lira causandone una svalutazione del 30% – nel giugno scorso ha messo gli occhi su 21 palazzi del Fondo immobili pubblici (Fip) messi in vendita dallo Stato. A Lampedusa finanzierà per sei mesi progetti come quello di Sabir, a partire proprio da quest’ultimo.

Come se non bastasse, però, a polemiche si aggiungono polemiche: cinque membri del Comitato 3 ottobre, nato lo scorso anno dopo il naufragio in cui morirono quasi 400 persone, hanno deciso di lasciare l’associazione. “Avremmo voluto che il 3 ottobre a Lampedusa si potesse stare tutti in silenzio, uniti nel ricordo e in una preghiera comune a tutte le religioni – hanno scritto in una lettera aperta Laura Biffi, Paola La Rosa, Simone Nuglio, Fabio Sanfilippo e Alice Scialoja -. Volevamo evitare le strumentalizzazioni  e le passerelle politico-istituzionali. Apprendiamo invece che il Comitato parteciperà  a un dibattito-convegno proprio il 3 ottobre a Lampedusa con esponenti politici e istituzionali, contraddicendo lo spirito del movimento e negando il senso profondo della memoria e del ricordo”.

Contro Sabir, infine, si è mosso anche Andrea Camilleri, padrino di un altro “Sabir”, il “primo festival di letteratura araba contemporanea” che si svolge dal 2005 a Ragusa, Modica, Scicli e Siracusa. “Apprendo con stupore di questo nuovo festival Sabir – ha dichiarato lo scrittore -. Trovavo e trovo importantissimo l’intento di collaborazione e conversazione, appunto, tra i paesi che si affacciano sul Mediterraneo e mi auguro che si possa sempre collaborare e non creare discontinuità o peggio avversità, su un terreno così prezioso e oggi oltremodo minacciato”. “Discontinuità e avversità” all’immagine di un’isola che si è sempre contraddistinta per l’accoglienza e l’integrazione, di certo non giovano affatto.