“La scuola è un luogo di formazione e va tutelata. Anche se attualmente non è stato firmato alcun contratto da parte del professore Alfredo Celeste, la comunicazione della sua assegnazione al liceo da parte dell’autorità episcopale è arrivata due giorni fa”. Chi lo dice è Gianluca Ronzio, vicepreside Liceo Europeo di Arconate e d’Europa, l’istituto dove tornerà in cattedra in veste di professore di religione – dopo la pausa estiva e l’aspettativa chiesta per ovvi motivi giudiziari – l’ex sindaco di Sedriano Alfredo Celeste, primo comune lombardo sciolto per mafia lo scorso ottobre. La scuola superiore è nata in provincia di Milano nel 2002 su impulso di Mario Mantovani, ex parlamentare europeo e sindaco di Arconate, ora vicepresidente e assessore alla Salute della Regione.

Nonostante sia imputato nel processo sui rapporti fra politica e ‘ndrangheta – che ha coinvolto esponenti delle cosche e l’ex assessore alla Casa della Regione Lombardia, Domenico Zambetti – la Curia di Milano ha ritenuto Celeste idoneo all’insegnamento. Attualmente l’ex sindaco, accusato di corruzione, non ha firmato alcun contratto, ma l’assegnazione al liceo di Arconate sembra essere andata a buon fine, dal momento che il suo nome figura nel piano ore degli insegnanti. E in attesa che il preside Ermanno Puricelli decida il da farsi, il 19 settembre gli alunni hanno visto Celeste aggirarsi per i corridoi dell’istituto superiore.

“Abbiamo chiesto alla Procura di Milano e di Busto Arsizio gli atti giudiziari in cui compare il professor Celeste – prosegue Ronzio – e inoltrato alla Curia di Milano una richiesta di chiarimento sui procedimenti di reclutamento messi in atto in questo caso specifico”. L’Istituto sta quindi valutando la convenienza di avere all’interno del proprio corpo docenti un imputato che, pur ritenuto innocente fino al terzo grado di giudizio, siederà di fronte a una classe di adolescenti rivestendo il ruolo di insegnante. E gli insegnanti che dicono del potenziale nuovo collega? Per ora massimo riserbo. E qualcuno neanche si era accorto di chi aveva davanti durante le riunioni fra docenti di inizio anno. 

Al momento l’ex sindaco ha in corso tre procedimenti: il primo, avviato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano e dal pm Alessandra Dolci che ha chiesto tre anni di sorveglianza speciale con obbligo di dimora. Il secondo a Busto Arsizio, riguardante il divieto di candidatura alle elezioni comunali del 2015 a cui ha già manifestato la volontà di presentarsi. E il terzo di fronte alla magistratura di Milano. Quest’ultimo procedimento penale, però, rischia di cadere in prescrizione: nei due anni trascorsi dall’arresto del 2012, il processo si è fermato tre volte e la Corte di Cassazione ha stabilito che Celeste non può essere giudicato dalla Corte d’Assise assieme agli altri imputati.

Celeste, ex socialista poi Pdl, nato a Fasano in Puglia arrivato in Lombardia alla fine degli anni ’70, scopre la vocazione religiosa in età matura quando, da impiegato alle Poste di Sedriano, nel ’96 frequenta le messe dell’arcivescovo di colore monsignor Emmanuel Milingo, già arcivescovo di Lusak, in un vecchio capannone divenuto Centro San Giovanni Battista ad Arluno, a poche decine di metri dall’autostrada Milano-Torino. Da qui inizia un percorso spirituale che lo porta a laurearsi in teologia in Svizzera, a Lugano. Iscritto alla massoneria di Milano, Celeste, nel suo comune ritenuto dagli inquirenti infiltrato dalla ‘ndrangheta, si è sempre opposto alla celebrazione di matrimoni con rito civile: “Sono cristiano, la mia coscienza me lo impedisce”, ha più volte dichiarato agli organi di stampa. Cristiano e, forse, di nuovo insegnante di religione.