Inauguro il mio blog sul Fatto con un diario di Hip Hop Smash The Wall, il progetto grazie al quale io ed altri artisti hip hop (rap, breakdance, graffiti) voleremo in Palestina insieme ad un team di volontari, per confrontarci e collaborare con varie realtà creative locali. Hhstw comprende la realizzazione di un disco, di un documentario, opere d’arte visiva, workshop ed esibizioni live. Soprattutto, per quanto mi riguarda, è una fortissima affermazione del valore politico e sociale dell’arte, quindi mi perdonerete le divagazioni e le associazioni di idee sul tema. Scoprite tutti i dettagli del progetto e supportate Assopace Palestina cliccando qui.

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Il torneo di rugby si era appena concluso. L’aria era limpida, quella domenica in Val di Susa, e la scena abbastanza singolare. Uno dopo l’altro, i palloni sorvolavano le recinzioni del cantiere in parabole perfette, fino a cadere – nei rimbalzi irregolari tipici dell’ovale – a pochi centimetri dagli scarponi degli agenti in tenuta antisommossa, i quali osservavano la scena con preoccupazione dissimulata.

Al di qua delle reti e del filo spinato, una fila di omaccioni  – e qualche signorina – si sfidava a chi avrebbe spedito la palla più lontano, tra risate sonore e pacche sulle spalle che avrebbero incrinato clavicole meno robuste. La sera prima c’era stata una mia esibizione in Valle, avevo fatto tardi e mi ero perso le partite del mattino. Per fortuna ero arrivato giusto per il terzo tempo più divertente e insolito a cui mi sia mai capitato di partecipare.

L’idea di concludere così il torneo No Tav era venuta a Lo Zio (inciso: in quanto rapper, sono consapevole che la parola “zio” andrebbe usata il meno possibile. Ma non so se a lui va che sia riportato il suo nome, ed in fin dei conti tutti lo conoscono e lo chiamano così, quindi fatevelo andare bene pure voi).

Lo Zio è in effetti lo zio che tutti vorremmo avere: capelli bianchi e sciolti da profeta biblico, spalle a tre ante, sguardo divertito e in mente sempre un’idea o un’intuizione. È stato lui a fabbricare i trofei per i vincitori del torneo usando pezzi di filo spinato e bossoli di lacrimogeni. È stato sempre lui a organizzare la haka di fronte al cantiere che ha fatto il giro di tutti i media italiani. Mi ha assoldato per scrivere l’inno della squadra e mi ha ringraziato nominandomi membro onorario, con tanto di divisa di cui vado molto fiero.

Quando mi è stato chiesto di partecipare al progetto Hip Hop Smash The Wall, mi è venuta in mente la scena dei palloni che volavano in Valsusa. Ho immaginato Lo Zio e gli altri sfidare e superare, in modo ironico e creativo, il Muro dell’Apartheid in Cisgiordania.

Era quasi un anno fa, e lo scenario era molto diverso da ora. Politici Israeliani e Palestinesi piantavano insieme alberelli d’ulivo. Non immaginavo di andare a fare il turista, ma diciamo che perfino l’apprensione dei miei genitori era minima.

Cosa sia successo negli ultimi mesi non c’è bisogno che ve lo dica io. Così come penso che possiate immaginare i dubbi e perplessità all’interno di un gruppo che in maggior parte non è composto da esperti del conflitto o dell’area in cui stiamo per entrare ma, semplicemente da gente che fa musica, danza, arte visiva. Da gente che tira i palloni oltre le recinzioni.

Leggerete questa cronaca del giorno zero quando saremo dalle parti di Ramallah, ma la sto scrivendo che non siamo ancora partiti. Immagino l’aereo che atterra a Tel Aviv, poi Gerusalemme bella come tutti mi dicono che sia, i checkpoint, il Muro e infine la Cisgiordania, che dalle foto mi sembra già un po’ familiare, con i panorami che mi ricordano quelli della mia Calabria.

Viaggio leggero, col solo bagaglio a mano. Troverò il modo di lavare e stendere i calzini da qualche parte. Vi aggiorno domani.

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