Senza movimenti non si cantano Messe. Se ne è accorto anche Papa Francesco nel suo primo anno di pontificato, destreggiandosi tra le richieste dei diversi movimenti ecclesiali, sempre in cerca di visibilità e soprattutto delle approvazioni pontificie al proprio operato. Chi sale e chi scende con Bergoglio? Momento di massimo splendore per Comunione e Liberazione che, a dispetto dell’oblio in cui è precipitato il suo più illustre esponente, il cardinale di Milano Angelo Scola, a seguito della mancata elezione al pontificato, sta vivendo con l’avvento di Francesco una pagina positiva della sua storia. Rispetto a quando fu eletto Bergoglio, però, la sua presenza nel Governo italiano si è dimezzata. Dei due ministri Cl, Mario Mauro e Maurizio Lupi, che facevano parte della squadra guidata da Enrico Letta, con Renzi premier ne è rimasto soltanto uno, Lupi che ha mantenuto la sua poltrona al dicastero delle Infrastrutture e trasporti.

Momento positivo anche per i Focolari e per la Comunità di Sant’Egidio, fondata dal’ex ministro del governo Monti Andrea Riccardi, che, dopo un periodo decisamente difficile vissuto durante il pontificato di Benedetto XVI, ha guadagnato di nuovo posizioni importanti. Lo si è visto in particolare nella vicenda che ha coinvolto il loro consigliere spirituale, monsignor Vincenzo Paglia, che nonostante abbia lasciato nella diocesi di Terni che ha guidato per 12 anni un buco economico di oltre 20 milioni di euro, non è stato rimosso dall’incarico di presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia. Ruolo che ricopre da soli due anni, ovvero da quando Benedetto XVI fu costretto a trasferirlo a Roma a causa del dissesto economico in cui versava la diocesi di Terni. Un “privilegio”, quello di lasciare oggi Paglia al suo posto, ovvero al vertice di un dicastero della Santa Sede, che non è stato concesso al suo “gemello tedesco”, l’ormai ex vescovo di Limburg, monsignor Franz-Peter Tebartz-van Els, che è stato rimosso da Bergoglio dalla guida della sua diocesi per aver speso 31 milioni di euro per la ristrutturazione della sua sede episcopale. “Due pesi e due misure”, è il commento che un anziano prelato confida a ilfattoquotidiano.it, in due vicende che hanno in comune un ingente buco economico. Già da cardinale di Buenos Aires, Bergoglio aveva grande ammirazione per il lavoro della cosiddetta ‘Onu di Trastevere’ e ogni anno presiedeva la Messa per l’anniversario della nascita del movimento fondato da Riccardi. “Uomini dediti al martirio della pazienza” e “artigiani della pacificazione”, lì definì nel 2008.

Un segno di particolare predilezione Bergoglio l’ha espresso anche per il Rinnovamento nello Spirito. Francesco, infatti, sarà presente allo Stadio Olimpico di Roma il primo giugno prossimo, per la 37esima convocazione del movimento presieduto da Salvatore Martinez. Sarà la prima volta che il Papa latinoamericano metterà piede in uno stadio e anche la prima volta che parteciperà all’incontro di un movimento ecclesiale da quando è stato eletto al pontificato. Finora, infatti, Bergoglio, ha sempre soltanto ricevuto in Vaticano i diversi rappresentati dei movimenti ecclesiali. Decisamente in discesa, invece, il Cammino neocatecumenale fondato dal pittore spagnolo Kiko Argüello. Dopo la luna di miele con Benedetto XVI, con il quale il movimento ha ottenuto l’approvazione definitiva dello statuto dal Pontificio Consiglio per i laici e il placet per il “Direttorio catechetico”, con Papa Francesco i rapporti non sono buoni. L’udienza del primo febbraio scorso nell’aula Paolo VI è stata per i neocatecumenali e per il loro fondatore in primis una vera e propria doccia fredda. Bergoglio ha rivolto ai presenti alcune “semplici raccomandazioni”: “Avere la massima cura per costruire e conservare la comunione all’interno delle Chiese particolari nelle quali andrete a operare; la libertà di ciascuno non deve essere forzata, e si deve rispettare anche la eventuale scelta di chi decidesse di cercare, fuori dal Cammino, altre forme di vita cristiana che lo aiutino a crescere nella risposta alla chiamata del Signore”. Parole durissime che Kiko Argüello non ha per nulla digerito e ha scritto una lettera a Francesco per chiedere chiarimenti. A stretto giro di posta è arrivata la risposta del sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Giovanni Angelo Becciu, che con il linguaggio curiale tipico non si è ovviamente smarcato neanche di un millimetro dalle parole del Papa.