Recentemente Francesco Sylos Labini ha segnalato qui il precipizio verso cui si sta spingendo la ricerca italiana. Vorrei chiarire con qualche esempio cosa intendiamo quando parliamo di squilibrio negli investimenti statali. Nel 2013 lo Stato ha speso per la ricerca matematica 5,6 milioni; precisamente 2.293.449 euro nei progetti “Prin” (fonte Notiziario Un. Mat. Ital. nov.-dic. 2013) e 3.326.451 euro per l’Istituto di Alta Matematica. D’accordo: ai matematici sono arrivati altri quattrini indirettamente, ma questi e solo questi sono i soldi destinati esplicitamente dallo Stato a questo tipo di ricerca. Allora ho fatto qualche confronto; le cifre sono approssimative.

Ricerca matematica =

= 1/3 di un elicottero NH-90 (nel 2014 ne acquistiamo 11)

= 9/10 di un blindato Freccia (nel 2014 ne acquistiamo 45)

= 1/26 di un caccia F-35 (in tutto ne acquistiamo 90)

= 1/4 dei premi non riscossi della Lotteria Italia

= 1/518 delle entrate nette del gratta-e-vinci del 2011

= 2/3 delle spese annue per la stampa degli atti parlamentari della Camera dei Deputati

= 3/4 delle spese annue di pulizia di Montecitorio

= 210 metri della linea Tav Napoli-Bari

= 225 metri dell’autostrada Orte-Mestre

Ovviamente non voglio lasciare la Camera nello sporco per finanziare meglio la mia disciplina; né voglio mangiarmi i premi non riscossi! Poi naturalmente confronti analoghi li possono fare gli astronomi, i biologi, gli archeologi, i filologi ecc. e buonanotte, se ognuno vuole il suo pezzetto di autostrada lasciamo tutti a piedi. Io poi ho simpatia per autostrade e Tav (e qui mi sono giocato un bel po’ di lettori)!

Discorso più delicato è quello riguardante le spese militari. Non voglio essere ipocrita o incoerente: feci il militare come ufficiale più per convinzione che per convenienza e non rinnego minimamente quella scelta (e qua mi aspetto pure gli insulti). Non rimpiango certo l’esercito scalcinato in cui prestai servizio; se dobbiamo mandare i nostri ragazzi in zone belliche (e sottolineo “se”) voglio anch’io che siano ben equipaggiati. Un ex-mio studente, ora capitano del Genio, anni fa cadde in un’imboscata mentre portava aiuti a un villaggio afgano; sono ben contento che fra lui e le mitragliatrici talebane ci fosse una bella lastra di acciaio! Il punto è se dovesse essere là.

Personalmente non amo gli Usa e sono ben conscio che, se lasciamo a loro il ruolo di poliziotti mondiali, dovremo rassegnarci ad essere ancora più colonia di adesso. E poi, in un periodo in cui ci sono atrocità diffuse e contagiose, l’Italia non può – secondo me – voltarsi dall’altra parte. Bisogna però fare anche i conti con l’art. 11 della Costituzione; inoltre è estremamente labile il confine fra un’assunzione di responsabilità e la necessità di “esserci anche noi”. Quest’esigenza squisitamente politica spinse Cavour a mandare bersaglieri in Crimea e Mussolini a spedire alpini in Russia; stiamo facendo lo stesso?

Ammettiamo pure – ma è un’idea che trovo molto indigesta – che sia necessario “esserci anche noi” per sederci alla pari anche in consessi economici, politici, industriali ecc. Ma allora ritengo indispensabile esserci anche noi sulla scena scientifica! La nostra credibilità in una società tecnologica dipende fortemente da questo. Ed essere presenti significa poter allevare giovani, poter visitare centri di ricerca, invitare visitatori, partecipare a convegni. L’attività scientifica è fortemente sociale e si frammenta in piccole comunità in cui sono più o meno le stesse persone a giudicare e recensire le ricerche degli altri, a promuovere o bocciare progetti; essere “nel giro” è essenziale.

Faccio un esempio. Il mio antico allievo Patrizio è il fondatore e un tenace sviluppatore di una particolare branca della matematica computazionale che si è diffusa a livello internazionale. Per quanto bravo sia, se ci sono cinque convegni dedicati a questo settore e lui ha i quattrini per andare a uno solo, mentre i colleghi/concorrenti Robert, Herbert e Frédéric vanno a tutti e cinque, si capisce che pian piano la percezione del suo apporto svanisce, le citazioni incrociate lo dimenticano, gli scambi internazionali lo escludono.

In conclusione voglio chiarire che con questo post non intendo fare proposte: non ne ho la capacità, non sono un politico; tutt’al più pongo delle domande. La mia intenzione è soprattutto informarvi; sapevate che i rapporti fossero così sbilanciati? Io non l’immaginavo finché non ho fatto i conti e sono rimasto parecchio amareggiato.