Lo sguardo fiero, la voce che non trema: “Our country let Jim down” (Il nostro paese ha tradito Jim). Diane Foley, madre di James Foley, il giornalista americano decapitato in Siria lo scorso agosto dai jihadisti dell’Isis, intervistata dalla Cnn punta il dito contro l’amministrazione Obama dicendo di sentirsi “imbarazzata” e “inorridita” per il modo in cui è stato gestito il caso di suo figlio. La donna non usa mezze parole quando dice: “Jim è stato ucciso nella maniera più orribile. È stato sacrificato a causa dell’assenza di un coordinamento, comunicazione e priorità”.

Parlando con l’anchor della Cnn Anderson Cooper, Diane Foley ha affermato che dei funzionari hanno ammonito ripetutamente la sua famiglia, sottolineando che cercare soldi per pagare un riscatto “è illegale e che potevamo essere perseguiti penalmente”. “Inoltre ci hanno detto che Jim sarebbe stato liberato in qualche modo, miracolosamente. Ma non è stato così, non è vero?”. “Penso che i nostri sforzi per liberare Jim – ha detto – fossero un ‘fastidio’ per il governo americano. Come se non fosse nel suo interesse strategico, per dirla tutta”. E non basta. “Ci hanno detto anche di non parlare alla stampa e che il governo non avrebbe accettato di fare uno scambio di prigionieri o condurre azioni militari per liberarlo”.

A quasi un mese di distanza dalla diffusione del filmato, Diane Foley afferma di comprendere l’importanza di eliminare la minaccia terroristica dell’Isis, ma a suo modo di vedere, il governo americano dovrebbe anche provare a negoziare con persone nemiche, “in modo che si possano trovare soluzioni migliori per sbarazzarci dei nemici”.

Poco dopo la diffusione dell’intervista, il consigliere per la sicurezza nazionale americana Susan Rice ha affermato che sia lei che il governo americano hanno lavorato costantemente con Diane Foley e la sua famiglia per dare loro sostegno e il maggior numero di informazioni possibili. E ha anche ricordato il fallito blitz dei primi di luglio in Siria. Anche se gli Usa non vollero pagare il riscatto da 100 milioni di dollari. “Centinaia di persone – ha detto – hanno partecipato a quella che è stata un’operazione audace e ben condotta per liberare Foley e gli altri prigionieri, sfortunatamente loro non erano più nel posto in cui si pensava fossero”.