Ci vorrebbe il commissario Cordier, che lo anticipa nel palinsesto di La7, per rintracciare l’ascolto registrato da Giovanni Floris con l’inedita striscia quotidiana che di inedito ha la collocazione oraria, i colori fluorescenti, lo schermo per (ospiti) mezzibusti: 1,45 per cento di share, 258.000 telespettatori, -27% in quella fascia (di Cordier). Quasi 20 singhiozzanti minuti tra schede fantasiose, il solito Nando Pagnoncelli, la sindacalista Susanna Camusso, opinionisti misti.

IL PROGRAMMA Diciannoveequaranta doveva trainare il telegiornale di Enrico Mentana, svegliare un pezzo dormiente di La7. Stavolta per l’esordio di lunedì, poi il tempo sarà più esaustivo e senz’altro preciso, il vecchio Cordier – per la cronaca l’attore Pierre Mondy è scomparso due anni fa – finisce per trainare Floris con l’1,69% di share. Questa non è la notizia più brutta per l’ex giornalista Rai, che la settimana prossima sarà di nuovo debuttante su La7, in prima serata, con Dimartedì: il comico che farà la copertina di Massimo Giannini, prima commentatore e adesso conduttore di Ballarò, sarà Roberto Benigni. Oggi in viale Mazzini sarà formalizzato l’accordo. Qui il duello si fa divertente, perché il confronto a distanza (poi mica tanto) tra Massimo e Giovanni, che sui giornali si sono esaltati reciprocamente, diventa il confronto ravvicinato tra il toscano Benigni e il genovese Maurizio Crozza.

A Rai3 vogliono sgretolare Floris e possiamo supporre che il sentimento sia ricambiato: a prescindere dai salamelecchi distribuiti fra taccuini e microfoni. Crozza non è un concorrente corrente semplice da battere per Benigni, il premio Oscar ha pure il vantaggio di apparire sporadicamente in video e può creare l’effetto evento. Crozza è il campione auditel di La7, non delude mai, non ha paragoni in quel concentrato di trasmissioni d’informazione. Giannini arruolerà Benigni per la prima puntata, e potrebbe tornare se l’esperimento dovesse funzionare. Oltre ai comici, Massimo e Giovanni si contendono anche Matteo Renzi. A proposito di Palazzo Chigi, Floris se n’è andato da Rai3 con la sensazione che non fosse gardito a Renzi, anzi che fosse addirittura un avversario da rimuovere, un giornalista ostile tra i suoi cantori nel servizio pubblico.

LA REALTÀ non è così netta, e Floris ha lasciato la Rai per avere più spazio e per non rischiare di spegnersi a Rai3: l’1,45% non dà la sensazione di essere molto accesi, ma a La7 – fanno sapere i dirigenti – non sono preoccupati. Anche Giannini presidia una zona non protetta, un giorno delicato dentro un canale in discesa (superato da Rai 2) che sta mutando fisionomia. Il lancio di stagione è più di un antipasto: è la prima impressione, la prima reazione di un pubblico molto affezionato a Floris e non di meno a Rai3. E poi il pubblico, e l’intervento di Benigni sarà d’impatto, vorrà decifrare la posizione politica di Ballarò e di Dimartedì: spirito critico verso il governo o rigorosamente allineati? Quando rilasciò un’intervista a Ballarò, e non capitava neanche di rado, Benigni dantesco gettò la Merkel all’Inferno. Poi il toscano ha portato su Rai1 la Carta, l’ha elogiata, l’ha recitata, e chissà se spenderà due parole di commento sulle riforme costituzionali marchiate Verdini-Renzi. Benigni è l’uomo di satira con Berlinguer in braccio, la linguaccia che inquietava Giuliano Ferrara (per Berlusconi). L’ex vicedirettore di Repubblica ha annunciato una rotazione di comici, non il massimo per abituare il pubblico, indispensabile se non puoi avere Crozza o sempre Benigni: sempre è troppo impegnativo, ma il premio Oscar potrebbe tornare. Questo è un bel caso. Ne sarebbe entusiasta il commissario Cordier.

Da Il Fatto quotidiano del 10 settembre 2014