Il ritiro di Matteo Richetti dalla corsa alla Regione Emilia Romagna, deciso dal deputato con un colpo di scena, scuote tutto il Pd. Se infatti “l’apparato” (segretari, dirigenti e rappresentanti istituzionali del Pd) – che sostiene a spada tratta il suo principale sfidante Stefano Bonaccini (segretario regionale del partito e responsabile Enti locali in direzione Pd) – brinda alla fine della corsa di Richetti, una parte della base del partito, invece, dilaga rabbia e imbarazzo per come è stata gestita la partita delle primarie. I militanti si sfogano parlando di “finte primarie” e di una competizione in cui “a decidere tutto è stato Renzi”. Il presidente del Consiglio a Bologna sembrava aver chiuso gli scontri interni e aver benedetto le primarie. Invece, secondo indiscrezioni filtrate oggi dal Pd, in realtà Renzi avrebbe chiesto a Richetti di ritirarsi, lasciandogli un paio di giorni per decidere. Sul piatto per lui, in cambio dell’abbandono della corsa, ci sarebbe un posto da sottosegretario nel governo, una volta avvenuto il rimpasto di autunno, che il premier però continua a smentire.

Molti militanti, però, si sentono presi in giro da come è stata gestita tutta la faccenda che è sembrata scandita, più che dalla volontà dei candidati di confrontarsi tra loro, da accordi, patti e decisioni prese a Roma. Gianluigi Amadei, consigliere del Quartiere Saragozza attacca su facebook: “Ve la dico tutta? Le facce dei supporter di Matteo Richetti erano tutte un programma già domenica pomeriggio alla Festa, prima dell’intervento di Renzi. L’hanno fatto aspettare un giorno e mezzo, per non fare la figura che fosse arrivato il babbo a sculacciare i figli discoli”. Critica anche Matilde Madrid, consigliera del Quartiere San Donato, che comunica chiaramente che non andrà a votare alle primarie, una decisione che sta prendendo piede nelle intenzioni di molti militanti, secondo i segnali che arrivano dai circoli. Intanto il segretario del Pd di Bologna Raffaele Donini cerca di buttare acqua sul fuoco: “Le parole di Matteo Richetti con le quali ci invita a rispettare una scelta che è sua personale meritano tutto il nostro rispetto ed una comprensione umana prima ancora che politica – commenta -. Sono certo che tale, sofferta, decisione sia stata presa in piena libertà e coscienza».

Ma le parole che più rappresentano il sentimento della base sono invece quelle durissime di Alberto Aitini, segretario dei Giovani Democratici: “Decidetevi se candidarvi o meno perché lo spettacolo è davvero impietoso” dice ammonendo i candidati e aggiunge: “Il famoso modello emiliano-romagnolo di buona politica speriamo non diventi una ridicola barzelletta. Classe dirigente all’altezza cercasi”. Non risparmia frecciate neanche Giuditta Pini, parlamentare concittadina di Richetti e Bonaccini che, dopo aver annunciato che non voterà alle primarie, commenta con sarcasmo il ritito di Richetti: “Più che nel Pd, in Emilia Romagna sembra di essere nel libro di Agatha Christie ‘Dieci piccoli indiani’”.

A criticare duramente il capitolo primarie in Emilia Romagna anche il capogruppo M5s a Bologna, Massimo Bugani: “Oggi scopriamo che eravamo davanti al solito teatrino Pd in cui è sempre già tutto deciso”, accusa e aggiuge: “Ecco come funziona la democrazia Pd, due segretari in una stanza scelgono il candidato e la controfigura, poi si gioca un pochino per far credere alle persone che possono scegliere”, Richetti poche ore fa ha assicurato che lascia la corsa in nome dell’unità del partito. Una decisione che i suoi sostenitori, però, faticano a comprendere, sfogando il loro smarrimento soprattutto su Facebook. A supportare Richetti anche in questo momento critico è invece Benedetto Zacchiroli, consigliere comunale e da sempre renziano. “Siamo davvero dispiaciuti per l’abbandono di Matteo”, spiega, “ma quando tutto si ferma con un grosso nodo in gola, il dovere di chi ascolta o legge è fare uno sforzo di pura umanità, comprendere quel silenzio e fare un passo indietro”.

Le motivazioni di Richetti però non convincono molti. A iniziare dal deputato Pd Pippo Civati: “Matteo Richetti, dopo essersi candidato in nome dello spirito delle primarie, si è ritirato. Si parla di forti pressioni da Roma. Strano, perchè il premier, giusto l’altro ieri, dal palco di Bologna, aveva dato il proprio via libera alla sfida, anche per smentire alcune voci secondo le quali le primarie in Emilia-Romagna sarebbero saltate. Credo sarebbe interessante saperne di più”, scrive sul proprio blog. Intanto, anche se molto probabilmente Matteo Richetti appoggerà Stefano Bonaccini, dal campo di Roberto Balzani parte già l’arruolamento dei sostenitori di Richetti, sotto choc per il passo indietro in extremis del loro candidato. Il presidente del Pd di Bologna, il renziano della prima ora Piergiorgio Licciardello, è disposto a scommettere che molti sostenitori di Richetti voteranno per l’ex sindaco di Forlì. “Tantissime persone che sostenevano Richetti lo facevano perchè, pur riconoscendo il valore di Balzani, confidavano nella maggior visibilità di Matteo”, spiega. “Queste persone”, assicura Licciardello, “non seguiranno Richetti in un suo eventuale endorsement a Bonaccini. Ora, rimaste orfane, dovranno scegliere se rimanere ai margini o se sopperire ai limiti di notorietà di Balzani con la propria faccia e il proprio impegno. Io confido, e ho già segnali in questo senso, che molti faranno la seconda scelta”. Se poi, a quel punto, anche Richetti scegliesse di appoggiare Balzani, la partita tra i due contendenti del Pd rimasti in campo sarebbe tutta da giocare.