Meno soldi per le piccole opere segnalate dai sindaci. Credito di imposta per la banda larga solo per interventi approvati dopo il 31 luglio. Per i concessionari delle autostrade tempo fino a fine anno per proporre “modifiche del rapporto concessorio” e relative proroghe. E una serie di tagli, per esempio agli stanziamenti previsti dal trattato Italia-Libia e ai fondi per la piattaforma d’altura davanti a Venezia, per coprire i 3,8 miliardi di uscite annunciate. Le misure sono inserite, riporta l’agenzia Public Policy, nelle bozze aggiornate del dl Sblocca Italia, approvato dal consiglio dei ministri del 29 agosto ma ancora in attesa di una stesura definitiva

Scende a 250 milioni la spesa escludibile dal patto di stabilità interno – Brutta sorpresa per i sindaci, a cui Matteo Renzi ha promesso di sbloccare i cantieri fermi segnalati all’indirizzo matteo@governo.it. Per prima cosa si terrà conto solo delle segnalazioni arrivate entro il 15 giugno, e non il 30 come nella versione precedente, poi il tetto massimo di spesa che può essere esclusa dal patto di stabilità interno, consentendo ai primi cittadini di spendere quello che hanno in cassa, scende da 360 a 250 milioni. Invariate le condizioni perché la richiesta sia considerata ammissibile: le opere devono essere state preventivamente previste nel Piano triennale delle opere pubbliche e i pagamenti devono riguardare “opere realizzate, in corso di realizzazione o per le quali sia possibile l’immediato avvio dei lavori da parte dell’ente locale richiedente” e “devono essere effettuati entro il 31 dicembre 2014”.

Ai concessionari 4 mesi per proporre modifiche alle convenzioni – Per quanto riguarda il discusso “favore” alle società concessionarie delle autostrade, le precedenti versioni del testo non indicavano la data entro cui le convenzioni avrebbero dovuto essere modificate. Dopo gli ultimi ritocchi, invece, ora è previsto che “potranno, entro il 31 dicembre 2014, proporre modifiche del rapporto anche mediante l’unificazione di tratte interconnesse, contigue, ovvero tra loro complementari, ai fini della loro gestione unitaria”. A quel punto “il concessionario predispone un nuovo piano economico finanziario per la stipula di un atto aggiuntivo o di un’apposita convenzione unitaria che devono intervenire entro il 31 agosto 2015”. 

Sgravi per investimenti in reti di nuova generazione solo se approvati dopo 31 luglio – Il credito di imposta per la banda ultralarga, al centro di un “giallo” perché in conferenza stampa Renzi ha detto che lo sgravio sarà del 50% ma il comunicato di Palazzo Chigi riportava il 30%, verrà concesso solo per gli interventi “infrastrutturali nuovi e aggiuntivi non già previsti in piani industriali o finanziari approvati entro il 31 luglio 2014, funzionali ad assicurare il servizio a banda ultralarga a tutti i soggetti potenzialmente interessati insistenti nell’area considerata”.

Dalla revoca di fondi al trattato Italia-Libia arrivano 616 milioni – Nella bozza c’è poi il dettaglio delle coperture (841 milioni) che arriveranno dal Fondo revoche, svincolando risorse da vecchie opere mai partite. In particolare ben 616 milioni arriveranno dai fondi (circa 3,5 miliardi) stanziati nel trattato Italia-Libia, firmato nel 2008 da Silvio Berlusconi e dal defunto raìs Muhammar Gheddafi: 15 milioni quest’anno, 5,2 nel 2015, 3,2 nel 2016 e 148 milioni per ogni anno dal 2017 al 2020. In più 39 milioni nel 2013 e 11 milioni nel 2014 arriveranno dalla marcia indietro sulle delibere Cipe riguardanti il completamento dello schema idrico Basento-Bradano e il potenziamento della linea ferroviaria Rho – Arona. Per raccogliere altri 94,8 milioni nel 2015 verranno utilizzate tutte le risorse che erano state stanziate per il prossimo anno dalla legge di Stabilità 2013 per la realizzazione di una piattaforma d’altura davanti al porto di Venezia per l’ormeggio di grandi navi. Al Piemonte vengono invece “sfilati” gli 80 milioni stanziati per la Pedemontana piemontese.

Niente Cdp nel fondo per il rilancio delle imprese – Nella bozza aggiornata, informa Public Policy, scompare poi l’articolo 12 che prevedeva la creazione di un Fondo privato di servizio partecipato anche da Cassa depositi e prestiti “per il rilancio delle imprese industriali caratterizzate da equilibrio economico operativo ma con necessità di patrimonializzazione”. La creazione dello stesso Fondo viene prevista, come nelle versioni precedenti, in un successivo articolo, ma senza la possibilità che sia partecipato dalla Cdp. Per la quale “salta” anche la norma che equipara il regime fiscale, diretto e indiretto, di Cdp a quello delle banche. Il comma era del tutto uguale a quello inserito nel decreto Competitività convertito in legge prima della pausa estiva: prevedeva che alla Cdp “si applicano le disposizioni in materia di imposta sul reddito delle società, imposta regionale sulle attività produttive, imposte di registro, di bollo, ipotecaria e catastale, imposta sostitutiva, nonché quelle concernenti le altre imposte dirette e indirette previste per le banche”. 

Liberalizzazione per le grandi locazioni – Viene alzato da 100 mila a 150 mila euro il totale del canone annuo oltre il quale, nei contratti di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello di abitazione, anche se utilizzati per attività alberghiera, “è facoltà delle parti concordare contrattualmente termini e condizioni in deroga alle disposizioni della presente legge”.