Giulio Andreotti, sette volte Presidente del Consiglio, avrebbe dunque incontrato Salvatore Riina. Non ci sarebbe stato quel famigerato bacio, come denunciato a suo tempo, ma si sarebbero comunque incontrati. Tutto ciò secondo le parole dello stesso Salvatore Riina, scambiate con il boss Lorusso durante l’ora d’aria nel carcere dell’Opera il 29 agosto 2013; la conversazione è stata registrata e depositata a Palermo al processo trattativa Stato-Mafia.

L’enormità di quanto avvenuto, a detta di Riina, sarebbe “senza eguali“: com’è possibile pensare ad un incontro tra Giulio Andreotti e Salvatore Riina senza domandarsi il perché, il motivo per cui Giulio Andreotti avrebbe dovuto incontrare personalmente Riina? Quale il significato, lo scopo di tale incontro?

Mi spiego meglio. Riina non è quel povero vecchietto che vogliono farci credere da sempre? Non lo è mai stato? Riina è colui che ha sempre tenuto in mano le redini del paese Italia? Riina è colui che ha fatto nominare i Presidenti della Repubblica che ha voluto? Riina è colui che ha mandato e manda al governo chi vuole? Questo è Salvatore Riina, detto Totò? Se non fosse stato tutto questo, perché mai avrebbe dovuto incontrare personalmente Andreotti, e viceversa?

Se tutto quello che viene riportato nella intercettazione del 29 agosto 2013 al carcere dell’Opera ha una sua fondata ragione di essere, allora davvero tutto deve essere rivisto in una nuova ottica. Le stragi del 1993 sono attribuibili sì a Riina, ma a lui chieste da ALTRI in difficoltà mentre lui presiedeva il tavolo delle trattative.

Deve esserci quindi a breve un processo per strage, in cui si dica che le stragi del 1993 sono state volute anche da uomini della politica e delle istituzioni per continuare ad avere voti e incontri fatti di scambi economici.

Non ci resta che chiedere a Riina di essere più chiaro. Ne approfittiamo per comunicargli che non abbiamo mai detto che crediamo sia innocente perché il 27 Maggio 1993 lui era in galera già dal 15 gennaio 1993, come ha detto sempre a Lorusso durante la conversazione fra due durante l’ora d’aria. Noi insistiamo perché scopra le carte e faccia sapere quanto prima quale sia la sua reale importanza nell’ambito delle cose di governo di questo Paese.

Solo lui, a questo punto, può dire chi era con lui la notte del 27 Maggio 1993 in via dei Georgofili ad ammazzare i nostri figli, e soprattutto ci deve dire se sono ancora in Parlamento e se continua ad incontrarli, magari nelle sue ore d’aria così prolifiche quanto a chiacchiere. Perché uno che ha incontrato personalmente Giulio Andreotti, per tutto quello che questo Paese lo ha considerato e per tutto quello che ha rappresentato, non può essere un vecchietto carcerato di nessuna importanza che non incontra più nessuno.