Tutti aspettavano il nome da Roma. E invece per ora è arrivato da Modena. Matteo Richetti si candida alle primarie del centrosinistra per l’Emilia Romagna con una scelta a sorpresa e un post su Facebook. “Qualcuno pensava di risolvere con un accordo politico”, dice a ilfattoquotidiano.it, “e invece decideranno gli iscritti”. Renziano della prima ora, poi dimenticato alla Camera dei deputati, da mesi lo danno in lite con il presidente del Consiglio. Lui smentisce e assicura che Matteo Renzi gli ha lasciato aperte tutte le possibilità. Intanto mentre il segretario regionale Stefano Bonaccini ancora tentennava, tra imbarazzi in tv e udienze dal premier, in attesa del “nome forte” da mettere in campo, lui ha deciso da solo. Nella Regione ferita dopo le dimissioni di Vasco Errani, governatore Pd condannato in appello per falso ideologico, sembravano in dubbio perfino le primarie. Il partito ha cercato di convergere sul nome di Daniele Manca, sindaco di Imola e bersaniano, e qualcuno ha parlato di pressioni dell’ex segretario in cambio del sostegno alle riforme di settembre. Scambio subito smentito, ma il ritiro del “favorito” arriva poche ore dopo la discesa in campo di Richetti. Adesso, passato un mese a parlare di nomi, si aspetta il voto del 28 settembre per decidere il candidato del centrosinistra. In corsa ufficialmente per il momento anche Palma Costi, ex presidente del Consiglio regionale, l’ex sindaco di Forlì Roberto Balzani e l’ex assessore regionale Patrizio Bianchi.

Prima la disponibilità a correre, poi il silenzio e oggi l’annuncio. Cosa l’ha convinta?
Mi pare che tentare di governare un processo di scelta con l’accordo politico abbia dato risultati poco edificanti. Ora decideranno gli iscritti. Ho ricevuto una spinta fortissima dai comitati spontanei nati sul territorio per sostenere la mia candidatura. Tanti i messaggi e le parole di incoraggiamento. E dopo un confronto con il presidente del Consiglio ho preso la decisione. Questa situazione di candidati sempre alla finestra e indecisi non fa bene al partito. Adesso bisogna correre e dare forma al nostro programma di cambiamento.

Renzi non si è opposto alla sua scelta? I nomi in campo sembravano altri.
Non parlo con il premier da metà agosto, ma non c’è nessun retroscena da raccontare. Ci siamo confrontati liberamente e io ho deciso. E’ stato di una correttezza estrema con me e mi ha dato carta bianca. Si è solo detto preoccupato perché sarebbe venuto a mancare il mio contributo in parlamento. Ma nel caso il mio impegno continuerebbe in altro modo. Il fatto è che non si è trovata una soluzione che convincesse tutti all’interno del Partito democratico. I tempi sono stretti e così ho fatto un passo avanti. Dobbiamo rompere gli indugi, non possiamo più avere atteggiamenti tattici.

Ha scelto convinto dalla base ma non dai dirigenti?
Secondo me non sono i vertici a dover chiedere una candidatura. Io ho raccolto una spinta dal basso che ho sentito molto importante. Lo dimostra che a poche ore dall’annuncio si erano già formati oltre 200 comitati. C’è un tema che io ritengo molto urgente: la partecipazione. Soprattutto dei giovani. Un approccio solo istituzionale alle questioni è un rischio. L’Emilia Romagna ha una classe dirigente diffusa sul territorio. In questo momento stava mancando un coordinamento e una comprensione generale. Io ho sentito un richiamo forte da chi tutti i giorni è in prima linea sul territorio. Qualcuno pensava all’accordo politico, ma non ha funzionato.

Parla dell’altro candidato Bonaccini o delle mediazioni con i bersaniani?
Il segretario Bonaccini ha fatto un ottimo lavoro cercando di tenere unite tutte le anime, ma non si è trovata l’intesa. Se qualcuno pensa a un accordo politico, la base pensa ai candidati. Io quando parlo di accordo politico non lo intendo solo in termini negativi, ma come modalità d’azione. L’impasse poteva essere superata nei fatti se si fosse trovato un nome unico, così non è stato. Adesso dobbiamo correre in vista dell’appuntamento del 28 settembre e per dare il nostro nome.

All’inizio furono messe in dubbio anche le primarie, poi l’appello del consigliere Zacchiroli (anche lui renziano della prima ora). Vi siete sentiti abbandonati da Renzi?
Le migliori sentinelle sono sempre gli iscritti. Non è questione di essersi sentiti abbandonati. Si è tentato l’accordo, ma non c’è stato. E ora ci mettiamo al lavoro. Nessuno scontro interno, solo la necessità di dare risposte a chi ce le chiede tutti i giorni. Ora sceglieranno gli elettori. 

Un mese a discutere dei nomi, resta poco tempo per la campagna. Dopo le dimissioni di Errani, il Pd come si presenta agli elettori?
E’ stato un evento traumatico per il Partito democratico e per la sua gente. Non possiamo  nasconderci dietro un dito. Il comportamento della classe dirigente e del governatore non ha però lasciato spazio a dubbi e ambiguità con un atteggiamento esemplare per tutelare le istituzioni. Questo è stato chiaro subito a tutti.

Richetti cosa dirà alla base Pd?
Nel mio annuncio di oggi ho scritto che c’è da sfruttare un’occasione. Io vorrei parlare a chi troppo spesso dice “io rinuncio” e vorrei finalmente cancellare quelle parole dal vocabolario. Basta “io rinuncio alla scuola, io rinuncio per colpa della burocrazia, io rinuncio a cercare lavoro”. Vorrei raccogliere quelle delusioni e rappresentare un cambiamento per la costruzione e la rinascita. Basta tattiche, ora comincia la campagna elettorale.