Il rientro dalle vacanze ci porta novità difficili da accettare quasi come il tempo atmosferico di questa strana estate.

Il Centro di Oculistica Infantile (C.o.i.) di Via Clericetti 22 appartenente all’Asl Città di Milano è stato fondato nel 1938 dal Comune di Milano e si è sempre occupato di prevenzione e cura dei difetti visivi e delle patologie oculari dell’infanzia. L’equipe che vi opera è formata da medici oculisti ed ortottiste assistenti in oculistica, con la collaborazione di personale amministrativo. Possono accedere al servizio, tutti i bambini da 0 a 15 anni, muniti di tessera sanitaria e con richiesta del pediatra o del medico di base, previo appuntamento. I bambini sono sottoposti oltre che ad una visita oculistica anche ad una visita ortottica; nel caso in cui al bambino venga riscontrato un difetto visivo e/o uno strabismo, viene preso in cura dall’equipe sanitaria per ricevere tutti i trattamenti specialistici necessari.

Inoltre ha sempre fatto annualmente visite di selezione ai bambini iscritti alla prima classe elementare e una equipe itinerante si reca presso le scuole materne di Milano per uno screening precoce (4 anni) eventualmente completato, nei casi dubbi, presso la sede. 

La dottoressa che lo dirigeva è andata in pensione nel dicembre 2013, seguita dalla dimissione di altre colleghe. Il direttore generale di riferimento ha deciso di non dare la dirigenza ad una dottoressa già dipendente, che conosceva la realtà magari da anni, spostando il centro in altra sede e dando la responsabilità ad un medico già dirigente di altra struttura nella provincia di Milano. Prima tutto funzionava bene mentre il nuovo dirigente ha avuto difficoltà ad inserirsi, anche per il tempo limitato.

Da qui un centro molto affermato a Milano per l’oculistica pediatrica da quasi un secolo è stato distrutto solo per il fatto che non si è data continuità. L’utenza si lamenta e si trova costretta a deviare in altre sedi, magari private, con scontento generalizzato come si evidenzia da una lettera pubblicata su Repubblica in questi giorni. Ma ciò che mi meraviglia è la risposta del giornalista che scrive: “Milano è famosa da secoli per l’alta professionalità di medici, paramedici e personale di corsia, questa fama è stata usata da qualche politico per farsi bello, nessuno però castiga «lo sportello» quando non funziona. Andrebbe fatto”. Il giornalista cioè destina la colpa di tutto ai dipendenti “storici” e non alla dirigenza che ha voluto cambiare la squadra collaudata con una nuova, già impegnata in altra struttura, chissà per quale motivazione non proprio sanitaria.

Ho scritto all’assessore al Welfare del Comune di Milano, visto che il centro è stato fondato dal Comune, ed attendo con ansia un suo intervento diretto per chiarire la situazione e dare risposte ai piccoli utenti ed ai loro familiari. Caro Majorino, lo richiedo pubblicamente da questo mio spazio, non ti pare corretto dare continuità e dirigenza a una donna come è giusto che sia, visto il tipo di lavoro, senza rinnovare inutilmente dirigenza e sito di un centro fiore all’occhiello della storia di Milano? Possibile che si voglia proprio rovinare tutto, anche ciò che funziona, solo per incarichi più politici che clinici? Ti pare utile dare una dirigenza ad un medico che una dirigenza ha già e che difficilmente può essere ubiquitario? Da oculista vuoi, per favore, vederci chiaro?