Che lo si voglia o no, tutte le estati (a prescindere da quello che è il gusto personale), sono segnate inesorabilmente da una o più canzoni che imperversano sia nelle radio che nelle automobili (o nei lettori mp3) di tutti noi: ricordo ad esempio come nel 2000 fosse praticamente impossibile sfuggire al richiamo di It’s My Life dei Bon Jovi, l’ultima vera hit del gruppo americano originario del New Jersey e, tra l’altro, l’unica a raggiungere la prima posizione dei singoli più venduti nel nostro paese.

Questa estate si contraddistingue invece dalle altre per un motivo su tutti: la mancanza ovvero di un “tormentone”, una canzone di successo in grado di sbaragliare senza appello tutte le altre. E se il 2013 aveva visto Robin Thicke e gli Imagine Dragons contendersi lo scettro di brano più ascoltato nel mondo, con le rispettive Blurred Lines e Radioactive finite di fatto entrambe prime, questo 2014 non ha fornito finora alcuna certezza in quel senso. Ad azzardare una previsione tutt’altro che azzeccata ci aveva provato Shazam, il noto software di riconoscimento musicale, che a maggio aveva individuato in Sing di Ed Sheeran il brano principe dei mesi più caldi: profezia però avveratasi a metà, poiché se andiamo a scorrere l’elenco dei pezzi di maggior successo di queste ultime settimane possiamo notare come l’artista inglese figuri sì tra quelli più venduti ma in relazione al suo ultimo album X. La sua Sing, per farla breve, non è entrata nei cuori dei più: tanto che dando una controllata alle classifiche (“most streamed” e “most downloaded”) di Spotify e Itunes ad avere la meglio, a livello mondiale, sono invece i Magic! con Rude, seguiti da Sam Smith, Ariana Grande e Calvin Harris: il gotha del pop oltranzista che si fa riconoscere ma proprio non vuole saperne di lasciare il segno. Ed è giusto così. 

Neanche il tempo di pregustare la vittoria che ecco arrivare, ancora prima dell’ennesimo twerking di Miley Cyrus, l’altrettanto prevedebile video hot di Nicki Minaj, che con la nuova Anaconda ha totalizzato la bellezza (si fa per dire) di oltre 60 milioni di visualizzazioni in appena 6 giorni. Provano a dire la loro anche i redivivi Maroon 5 (o quel che ne rimane) del sempreverde Adam Levine: uno che un po’ come il prezzemolo una collocazione si finisce sempre per trovargliela, così come accaduto nel penultimo American Horror Story ma i milioni di riproduzioni di Maps sembrano viaggiare a vele spiegate più per inerzia che per reale interesse. E volendo fare un parallelo proprio con il cinema, prendendone a pretesto uno dei termini maggiormente utilizzati ed esportabili, sembra come se specie con l’avvento dello streaming (e della definitiva transizione verso la musica liquida) tanti artisti abbiano ora sì modo di affacciarsi al grande pubblico più facilmente ma anche maggiore possibilità di fare soltanto capolino per sparire subito dopo: tanti cameo appunto, anche ben recitati ma che non offrono lo spunto necessario per voler approfondire, andare oltre. Nelle radio poi il concetto di “singolo” così come lo abbiamo conosciuto fino a qualche anno fa sta andando pian piano scomparendo: non esistono praticamente più esclusive e gli stessi artisti (per ovvie ragioni) hanno deciso di sostituire il format di una volta con il moderno videoclip, puntando a farsi vedere più che ascoltare. Quelle che erano le vecchie “radio date” si fanno poi sempre più elastiche ed è così che più che la singola canzone si tende a proporre (e promuovere) l’intero disco. Oltretutto, gli ultimi mesi (così come quelli che verranno) sono stati caratterizzati da una mole di uscite davvero impressionante, se pensiamo che solo nel corso dell’ultimo anno e mezzo hanno fatto irruzione sul mercato con un nuovo album (oltre ai già citati) nomi del calibro di: Eminem, Katy Perry, Pearl Jam, Black Sabbath, Lady GaGa, Avicii, Lorde, Justin Timberlake, Haim, Paramore, Alice In Chains, Queens Of The Stone Age, Paolo Nutini, Coldplay, Elbow, Beyoncè, Daft Punk, Vampire Weekend, Strokes, Arcade Fire, Drake, Kanye West e chi più ne ha più ne metta. Questo ha fatto sì che l’offerta si sia diversificata a tal punto che, per forza di cose, sia stato impossibile concentrare le luci della ribalta su uno soltanto di questi interpreti, quanto piuttosto ognuno di loro (come è stato) ha “governato” in co-reggenza (mai in solitudine) per larghi tratti dell’ultimo anno solare. In più, in virtù del fatto che la musica (specie quella fisica) è sempre meno venduta, la vita media di un album si è progressivamente allungata fino ai 24 mesi: motivo per il quale l’ascoltare è portato sì a mettere il naso fuori di casa ma con un occhio di riguardo a ciò che ha appena lasciato indietro, pronto a tornare veementemente alla ribalta.

E tutto sommato, parafrasando il poeta, naufragare in questo mare è se non dolce abbastanza divertente: trovare la retta via (se di carreggiata o direzione è giusto parlare) si rivela un “mestiere” ancora più avvincente: la crisi del mercato discografico e la mancanza assoluta di certezze (quindi tormentoni) pone il fruitore di musica in una posizione privilegiata. Alla ricerca costante e quantomai personale di quella che, per lui, sarà la canzone da tenere a mente, sottobraccio, per i prossimi mesi forse anni.  Che è poi ciò che più conta.