Per fortuna che ci sono i nemici. Sarebbe tutto piùcomplicato senza di loro. Fedeli e puntuali in ogni circostanza. Politici, religiosi, economici, razziali e occasionali. Nemici per la pelle e per la gloria. Nemici da inventare e da usare. A questo serve la politica. Senza nemici appare svuotata di senso e insipida. L’elogio del nemico è un poema che si rinnova ad ogni stagione della storia. Di esso si parla e per lui si delimitano le frontiere. Mobili quanto basta e finché conviene. I nemici si adattano alle circostanze del momento. Quelli di prima possono diventare i migliori alleati di domani. I monumenti al nemico sono altrettanto importanti di quelli al milite ignoto. Sono invisibili eppure in costruzione permanente nelle piazze delle città e nelle banche. Senza di loro non si saprebbe per cosa varrebbe la pena lottare. Per fortuna che ci sono i nemici.

Per fortuna che ci sono gli untori. Fanno spettacolo con le epidemie che giustificano le emergenze. Esse sono di solito umanitarie e redimono chi le compie. Ungono i politici di turno e li sostengono tanto quanto serve la loro causa. Sono una categoria ben pagata di mercenari al soldo dei commercianti di armi. Facilitatori di conflitti ben retribuiti di vite umane. Sono assistenti e consiglieri prezzolati dei meccanismi globali di asservimento. Prosperano nei momenti di crisi e si tramandano il potere per contaminazione. Si formano alle scuole di pensiero dominante per riprodurre il sistema. Un dispositivo finto che usa e getta i poveri come bambole di plastica. Gli untori sono a casa loro con tutti i regimi che assecondano. Ungono di democrazia come vernice lavabile. Pubblicano rapporti sui cambiamenti in atto nel mondo. Per fortuna che ci sono gli untori.

Per fortuna che ci sono i monatti. Addetti al trasporto dei cadaveri della dignità umana. Sorvegliano gli appestati di un altro mondo possibile. Schedano, sorvegliano, recintano, creano zone assediate dal consumo. Giustificano e sostengono pulizire etniche quanto occorre. Sono a loro agio nelle conferenze stampa. Operano con i più sofisticati mezzi di comunicazione. I campanelli di una volta sono i cellulari o i liberi siti della dittatura del pensiero. I monatti hanno transitato l’esperienza del morbo. Resi immuni ai tentativi destabilizzatori delle sovversioni garantiscono il sistema. Sono propagandisti della menzogna venduta per verità sonante. Seppelliscono la democrazia come inutile o dannosa al buon funzionamento dei meccanismi. Sotterrano di nascosto i morti nei cimiteri su croci sbiadite dalla dimenticanza. Si moltiplicano per imitazione. Per fortuna che si sono i monatti.

Per fortuna che ci sono i nemici. Della patria e dell’ordine costituito. Nemici da coltivare e nemici da trovare. Nemici funzionali e nemici provvisori. Le epoche si distinguono secondo i nemici che tramandano alle nuove generazioni. Possono mutare ma senza che nulla cambi. Paese che vai nemici che trovi. Si comincia da piccoli e si continua con la scuola. Si perpetua con gli studi superiori e gli istituti di credito. I nemici si spostano come pedine dello scacchiere. Il re e la regina coi pedoni. I cavalli e gli alfieri della politica messi da parte. Le geopolitiche si fanno e disfanno con loro e contro di loro. I nemici delimitano le barriere dei barbari. Stanno sempre oltre i confini nel deserto dei tartari. Arrivano prima che si possa negoziare l’armistizio. Non si parla d’altro quando le diplomazie si mettono all’opera. Dimmi il tuo nemico e ti dirò chi sei.

Per fortuna che ci sono gli untori e i monatti. Cambiano i nomi e i costumi della scena. Recitano come i clown nel grande circo dello spettacolo. Persino la sofferenza che sola accomuna gli umani scompare dalla scena. Gli animali feroci sono resi innoqui da domatori con gli stivali di marca. Arlecchino viaggia con pezze colorate senza cuciture. Pulcinella si trova ormai senza segreti da confessare. Gli untori migrano da un congresso all’altro. Le tribune numerate sono riservate ai monatti che non hanno nulla da raccontare. Sulle catene televisive si trasmettono le stesse immagini sbiadite. Le parole sono quanto i monatti seppelliscono ogni giorno all’imbrunire. Parole tradite, vendute e crocifisse. Nascoste come clandestini tra i dizionari consultabili delle nuove università virtuali. Come Giona per tre giorni nel ventre della balena. Sono proprio quelle parole che salveranno il mondo.

Niamey, agosto 2014