Bank of America, come anticipato all’inizio di agosto da Wall Street Journal e New York Times, ha patteggiato una multa record da 16,65 miliardi di dollari con il Dipartimento della giustizia Usa per chiudere chiudere definitivamente la vicenda legata ai mutui subprime. Lo ha reso noto la stessa banca statunitense, che pagherà in contanti 9,65 miliardi di dollari mentre con i restanti sette verranno “risarciti” i risparmiatori in difficoltà, che si vedranno modificare in termini più favorevoli le condizioni dei prestiti . “Nessuna istituzione può sfuggire alla giustizia pensando di essere troppo grande o troppo potente”, ha commentato il Dipartimento. La sanzione è la più pesante mai inflitta a un istituto finanziario: eclissa sia quella da 13 miliardi di dollari che ha colpito Jp Morgan lo scorso novembre sia il patteggiamento da 7 miliardi raggiunto a luglio da Citigroup. Il ministro della Giustizia Eric Holder ha definito la multa “un passo avanti storico negli sforzi per proteggere gli americani da truffe finanziarie e rendere responsabili le persone che con le loro azioni hanno messo a repentaglio l’integrità dei mercati finanziari e la stabilità dell’economia”. Alla luce dell’accordo, l’utile lordo di BofA nel terzo trimestre dovrebbe ridursi di circa 5,3 miliardi. “E’ nell’interesse degli azionisti e ci permette di concentrarci sul futuro”, è stato il commento dell’amministratore delegato Brian Moynihan.

Le accuse nei confronti della banca sono di avere tratto in inganno “in modo consapevole, sistematico, falso e fraudolento” gli investitori che hanno acquistato titoli garantiti da mutui ipotecari (in gergo “residential mortgage-backed securities”, rmbs), “facendoli sembrare investimenti solidi e affidabili”. BofA, per patteggiare, ha riconosciuto di averli truffati sia con riferimento ai titoli preparati “in casa” sia di quelli emessi da Merril Lynch e dal colosso Countrywide, acquisiti nel 2008. Non solo: il patteggiamento in sede civile, ha detto Holder, “non preclude alcuna azione penale contro la banca o i suoi impiegati”. 

Secondo la stampa Usa, l’accusa sta inoltre aprendo nei confronti di Angelo Mozilo, cofondatore di Countrywide, una causa civile separata dal filone principale. Countrywide Financial, specializzata nella vendita di titoli immobiliari, aveva messo in piedi un programma chiamato Hustle, che prevedeva premi ai dipendenti sulla base del numero di mutui accesi. Anche senza garanzie sulla capacità di rientro del sottoscrittore e senza verificare le informazioni fornite dagli aspiranti mutuatari sul proprio reddito. In alcuni casi, i dipendenti del gruppo truccavano i dati per aggirare le linee guida sulla concessione dei prestiti. Non solo: il Wall Street Journal scrive che Countrywide consentiva ad alcuni clienti di pagare meno dell’interesse dovuto, con il risultato che il loro debito cresceva nel tempo invece di diminuire.