Ecco dove sono finite le tre famose, ex rivoluzionarie, ormai vecchie e stanche “I” berlusconiane di almeno due lustri e passa fa! Le ricordate, erano “Internet“, “Impresa” e “Inglese“, secondo il Cav. Dovevano cambiare il mondo, ma ebbero vita così breve e insignificante che per ricordarle vi rimando a uno spiritosissimo pezzo di Sebastiano Messina su Repubblica del 2001. Bene, quelle tre “I” sono state inghiottite  dalla Pegaso, sì proprio lei, l’Università Telematica, che le rilancia sul suo sito, rimodellandole un po’. “I-University – scrive con una certa enfasi internettiana – : Intelligenza, Indipendenza, Integrazione. Questi i criteri formativi che caratterizzano l’Università Telematica Pegaso, la cui mission risiede nel raggiungimento della completa interazione tra Accademia e discente, finalizzate al costante perfezionamento delle qualifiche culturali e professionali, e che si realizza attraverso il proprio modello pedagogico di formazione continua (il Lifelong Learning), e al ‘Personal Learning Environment’, l’ambiente di apprendimento personale che rende, appunto, l’apprendimento come centrale” (sono contento che il grande Montanelli non ci sia più. A questo incipit straordinario,  tra inglese modaiolo e italiano pericolante, non avrebbe retto).

Ma insomma, la notizia che probabilmente avrete letto sui giornali è che la Pegaso Università Telematica sposa Silvio Berlusconi. O meglio, questa potrebbe essere una mia libera ed errata interpretazione, ma anche l’inverso sarebbe comunque ai confini della realtà. Le due entità, quella politica e quella accademica, mettono insieme le forze per “formare” la classe dirigente del futuro, quel progetto che il nostro B. ha sempre avuto in testa comprando un villone dietro l’altro, con l’idea che l’avrebbe inzeppato di professori del livello di Tony Blair e affini, mentre purtroppo le matricole, da quel che risulta dal prospettino forzaitaliota, si dovranno accontentare di Annagrazia Calabria, che racconterà loro “Storie e forme della comunicazione politica nell’età contemporanea”.

B. corona il sogno con una quindicina d’anni di ritardo sulla tabella di marcia. E in fondo la scelta internettiana – 1500 ore di lezione online divise in due semestri – è anche la via meno problematica alla Conoscenza. Niente domande scomode, nessun contatto fisico coi professori, nessun disturbatore della quiete forzitaliota, è così che il Nostro ha deciso di passare alla storia: nell’etere e via etere. Peccato. Ma visto che tra i Prof di questa bella iniziativa c’è anche Giorgio Mulè, il giornalista più apprezzato dalla figlia Marina, che insegna ovviamente “Teoria e tecniche dei nuovi media”, sommessamente vorrei consigliare al direttore – giustappunto riguardando le tecniche con cui si confezionano i nostri giornali – di spulciare nell’archivio di Panorama, cavandone quel numero imperdibile che aveva in copertina un Berlusconi di spalle in un’aula giudiziaria, al quale come per miracolo il direttore Rossella, con appena un ritocchino di photoshop, aveva ricoperto l’allora evidente “pelata” con una “ricrescita”  tricologica troppo sospetta per non sgorgare dal cuore.

Toccherebbe capire, adesso, se è il caso di investire 650 “euri” (come pronunciano quelli che vogliono far pesare l’economia di una cifra) per questo simpatico corso universitario o giù di lì. Giù di lì perché, sempre dal prospetto dell’iniziativa si legge che lo possono frequentare un po’ tutti “purché in possesso di un diploma di istruzione secondaria”, in modo che poi, presentandolo al tuo primo corso veramente universitario, dovresti essere considerato uno più fico degli altri. Su questo non giureremmo, cari ragazzi, nè però vogliamo deprimervi al punto tale da sconsigliarvi la partecipazione ai memorabili corsi organizzati da quell‘inguaribile ottimista di Silvio Berlusconi. Solo una cosa, giusto per mettervi sull’avviso: tutto ciò che sentirete è già compreso nelle raccolte dei giornali di questi ultimi vent’anni. Basta andare in biblioteca e sfogliare, sfogliare, sfogliare (con un risparmio netto di 650 euro).