Premiamo questa settimana, pubblicandolo, uno fra i migliori pezzi prodotti, da lettori e lettrici, nello spirito del Giocabolario. Pezzi che sono stati il risultato di una gara di composizione portata anche all’università, con gli studenti impegnati a raccontare i loro passatempi preferiti. Oppure, ed è questo il caso, i giochi di quando erano bambini.

                                                                                              Massimo Arcangeli e Sandro Mariani

Tre salti nel passato

Uno. «Toc toc». La voce squillante di un bambino risuona nel cortile. Indossa un cappello giallo dalla visiera palesemente troppo grande. Con un gesto un po’ goffo la fa ruotare, ampliando il suo campo visivo. Ora è pronto. «Chi è?». Un gruppo di altri bambini risponde, in coro. «Sono il lupo mangia frutta!» ribatte lui, come se stesse recitando una formula magica. «Che frutto vuoi?», fanno ancora eco gli amichetti. L’aria del cortile della scuola materna si riempie d’attesa. «Arancia!» Una bambina in seconda fila che indossa scarpette lilla inizia a correre verso l’ingresso della scuola: deve raggiungere la “casa” prima che il lupo riesca a catturarla. Dopo un inseguimento accompagnato da risate il bambino-lupo riesce a prendere la piccola, che, sbuffando, riceve il cappello giallo con la visiera. Adesso il lupo è lei. «Toc toc». Il gioco ricomincia. Tutti pensano al nome di un frutto da impersonare.

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Due. Se ci spostiamo più a sinistra, verso i pini, possiamo vedere altri bambini. Sembrano poco più grandi degli altri, e raccolgono i pinoli prigionieri delle pigne. Sono gli sconfitti di questo turno di Un, due, tre. Stella! Ne rimangono solo cinque in gara. Adesso quattro. La bambina appoggiata al muro ripete la frase di rito e si gira di scatto. I compagni si pietrificano il più in fretta possibile, ma non tutti riescono a mantenere l’equilibrio necessario per far le statue. Mancano pochi metri. Al prossimo turno qualcuno avrà il privilegio di “star sotto”, conducendo il gioco.

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Tre. Intorno al piccolo giardino fiorito al centro del cortile si è radunata la classe dei più piccoli, sembrano un po’ intimoriti dal nuovo gioco. La maestra si guarda intorno. Butta uno sguardo sui colori dei fiori del giardinetto, e su qualche utensile per il giardinaggio, e spiega ancora una volta, velocemente, le regole del gioco.  «Strega comanda color, color…». Il tempo si ferma per un secondo. «Azzurro!». Difficile. Qualche bimbo si guarda intorno incredulo, alcuni scrutano i fiori, altri si toccano le scarpe, i più pensano che sarebbe molto comodo poter toccare il cielo, uno si fionda su un piccolo innaffiatoio di plastica e chiama gli amichetti più fidati, per condividere la salvezza ottenuta dal ritrovamento del colore. Per questo turno, comunque, sono tutti salvi. La parte della strega tocca ancora alla maestra.

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Se ne vedono proprio di tutti i colori

Che sia un lupo dalle bizzarre abitudini alimentari, o una strega appassionata di colori (e relative sfumature), il divertimento è garantito. Coinvolge persino i cattivi delle fiabe. Se provate a scavare un po’ nella memoria, come ho appena fatto io, vi ritroverete immersi in scenari che continuano a proporsi non solo nei cortili delle scuole, ma ovunque ci sia un numero consistente di bambini e tanta voglia di correre e giocare all’aperto. I più furbi sceglieranno forse nomi di frutti esotici (a quale lupo verrebbe mai in mente di mangiare un avocado o una papaia?); ricorreranno alla marcia del soldato, per ottimizzare velocità e stabilità; pronunceranno nuances di colori tanto particolari  da risultare quasi impossibili da trovare, persino in un giardino in piena fioritura.

Una variante del Lupo mangia frutta, più fantasiosa e colorata, è quella in cui l’animale dice «Macedonia!» e un nugolo di bambini si precipita verso la “casa”. A quel punto rimane solo l’imbarazzo della scelta. Attenzione, però, la macedonia si può mangiare una sola volta per turno. In Un, due, tre. Stella! chi arriva per primo a toccare il muro grida «Stellone!», e in alcune varianti, cui prendono parte i più temerari, la parola da pronunciare prima di voltarsi diventa sempre più corta; è un gioco quasi universale, presente in molti altri paesi (magari con l’apporto di qualche modifica). In Strega comanda colore chi viene catturato dalla fattucchiera va dritto in “prigione”. A vincere è l’ultimo bambino che riesce a stare in gara avendo collezionato il 100% di colori localizzati. Regola imprescindibile è che il colore pronunciato sia presente nel campo di gioco. Nascosto o in singola copia, ma in ogni caso a portata di mano.

                                                                                                       Ambra Cirina