Quando il male si presenta per quel che veramente è, ci fa male. Tanto male, fino a farci tramortire. La gola si secca, le pupille si dilatano, il cuore sobbalza. E, come bambini, sorpresi da un tornado in riva al mare, ci ritroviamo a fare i conti con le domande dei nostri antichi avi. Il male ci fa male e noi tentiamo di difenderci. Lo abbiamo fatto in ogni epoca, a volte in modo maldestro, altre volte in modo più raffinato e filosofico. Alla fine abbiamo creduto alle nostre invenzioni, o, almeno, abbiamo finto di crederci. Certe volte, per quanto possa sembrare strano, è bastato cambiare il nome a un’azione obbrobriosa per darle il diritto di cittadinanza.

Altre volte ci siamo difesi decorando di medaglie e onori chi si era macchiato del sangue del “nemico”. L’eroe ci tranquillizza, ci mette al riparo del male. Lo sentiamo vicino a noi, dalla nostra parte … senza chiederci come appare dalla parte opposta. Inventammo i “crimini di guerra” dimenticando che ogni guerra è un crimine. Ogni guerra è ingiusta. In ogni guerra soffrono, muoiono, vengono trucidati e violentati gli innocenti. Persone con un nome, un volto, un cuore. Genitori attesi invano dai figli; figli pianti da genitori senza più lacrime. Certo, se li chiamiamo nemici è meglio. Ci difendiamo nascondendoci dietro alle menzogne che di volta in volta cambiano la pelle come i serpenti. Menzogne che a furia di essere ripetute finiscono col diventare “mezze verità”.

Bisogna mettersi nei panni altrui. È facile, basta chiudere gli occhi e… ritrovarsi su un barcone malandato in balia delle onde in una notte senza stelle. Mentre il freddo morde la tua carne e tu ti disperi con un bambino tra le braccia e un altro che ti si avvinghia alla camicia. Quella è gente come noi. Quei bambini somigliano tanto ai figli dei nostri figli. Si ripresenta la domanda antica: “Perché?”, ma non sempre la risposta arriva. Altre volte è una legge a metterci al riparo da un evento traumatico. Ma la legge, tutte le leggi, le fanno gli uomini, e non poche volte sono dei veri obbrobri. Di qualcuna, grazie a Dio, gli italiani ancora si vergognano. Purtroppo, per tanti nostri connazionali fu “normale” allora, vedere amici, conoscenti, colleghi di lavoro, compagni di banco perdere ogni diritto perché appartenenti a un’ altra “razza”.

La “razza”, come se fossero animali. Oggi stentiamo a crederci. Ho pianto a Dachau e ad Auschwitz, ma anche a Casalduni e Pontelandolfo. Certe leggi ci mettono al riparo, dicevamo. Basti pensare ai mille e mille bambini che ancora non hanno visto il sole, ma che già sgambettano felici nel grembo delle mamme e che saranno abortiti dopo ferragosto. Possibile che per loro un posticino in questo mondo immensamente bello non ci sia? Possibile che non si arrivi a trovare una soluzione più caritatevole e dignitosa per tutti? “Un delitto non potrà mai diventare un diritto”, disse Papa Giovanni Paolo II. Ma questo male che tanto ci fa male lo abbiamo reso innocuo. Gli abbiamo impedito, cioè, di farci male. Lo abbiamo come anestetizzato. Abbiamo deciso di non parlarne più. Aveva ragione madre Teresa di Calcutta quando affermava che se il nodo dell’ aborto non sarà adeguatamente affrontato e risolto, la pace sarà sempre in pericolo.

Un giorno, poi, il male arriva in casa nostra e ci costringe a fissarlo negli occhi. È allora che, inorridendo, ci accorgiamo che è più brutto della peste. Ci terrorizza. Ci angoscia. Ci toglie la pace. Pretende risposte che non sappiamo dare. Tanti uomini ammazzano le proprie donne. Orribile. Straziante. Disgustoso. Abbiamo il dovere di indagare. Gli specialisti debbono studiare. Considerarli pazzi sarebbe consolante. Invece, no. Alcuni di essi non sono pazzi, né drogati o ubriachi. Sono intelligenti e lucidi. Non vengono dalle periferie povere e malandate. Al contrario, hanno ricevuto molto dalla vita. Bisogna correre ai ripari. Eppure già sappiamo che non bastano, né potranno mai bastare altre leggi con le pene più atroci che pur ci vogliono. Anche se non corrisponde allo stereotipo che ci avevano insegnato a scuola, occorre ammettere che anche le società più opulenti ed evolute conoscono il male gratuito, illogico, cattivo. Magari in una forma più sottile. Il vero problema è che il male c’è. Esiste e chiunque può esserne sfiorato. Ammalia e chiunque può esserne incantato. È da questo male che venne a salvarci il figlio di Dio fatto uomo. L’ uomo è un pane impastato con l’ acqua dello Spirito Santo. Spirito di verità e di libertà. Ma è la farina che può essere attaccata da questo virus che può essere attenuato ma non muore mai del tutto. Ecco il motivo per cui c’è bisogno di un aiuto dall’ alto per vedere in ogni uomo un mio fratello. Nella preghiera che Gesù volle insegnarci, ripetiamo: “Liberaci dal male. Amen”. Fallo tu, Signore, perché da soli non ci riusciamo. Fallo tu che da soli rischiamo di cadere in un altro dramma, più pernicioso e subdolo: il dramma di considerare bene il male e metterlo a tacere. Gli episodi di violenza inaudita, assurda, inutile, gratuita di questi giorni ci lasciano interdetti, perplessi, attoniti, ma ci costringono a guardare in faccia quel male dal quale nostro Signore Gesù Cristo per liberarci non ha ricusato di morire in croce.