“Nessuna scusa può giustificare un uso eccessivo della forza da parte della polizia”. Lo afferma il presidente americano, Barack Obama, commentando i disordini nella città di Ferguson, dove cresce la tensione tra la comunità afroamericana e le forze dell’ordine dopo la morte di Michael Brown, il 18enne di colore ucciso a colpi di pistola da un agente. Cinque giorni di proteste che secondo i testimoni hanno messo la città “sotto assedio“, tra gas lacrimogeni, agenti in tenuta antisommossa e mezzi pesanti per le strade della città. Non usa mezzi termini Obama, condannando anche il fermo di Wesley Lowery e Ryan Reilly, i due giornalisti del Washington Post e dell’Huffington Post che sono stati arrestati durante le proteste, perché sembra abbiano ripreso con il cellulare la polizia in tenuta antisommossa, e successivamente si siano attardati ad uscire dal Mc Donald’s dove erano stati identificati. Una sola è la soluzione per il presidente americano: “Si deve fare chiarezza“. Rispetto alle indagini, Obama sostiene di essere stato “aggiornato” sugli sviluppi, sottolineando che il Dipartimento di Giustizia e l’Fbi stanno anch’essi indagando sull’uccisione di Michael Brown. “È necessario stabilire cosa è accaduto, ed è necessario farlo subito”.

Qualche ora prima del discorso del presidente americano, diversi media statunitensi avevano già anticipato che il governatore del Missouri, Jay Nixon, aveva deciso di rimuovere la polizia della contea di St. Louis dalla gestione delle indagini legate all’uccisione del teenager di colore. Sempre secondo la stampa Usa, ad affermarlo è stato il deputato William Lacy Clay, che sostiene di aver avuto l’anticipazione durante una telefonata proprio con il governatore del Missouri. Come confermato da Barack Obama, il deputato ha aggiunto che “Nixon potrebbe chiedere l’intervento dell’Fbi per far procedere le indagini”. Di sicuro la gestione dell’ordine pubblico passerà di mano: non più la polizia locale – al centro della polemica in queste ore – ma la Missouri Highway Patrol, vale a dire la polizia stradale

La rabbia della popolazione di St. Louis contro la polizia è salita negli ultimi giorni, infatti, anche perché il nome dell’agente che ha sparato al ragazzo non viene reso noto. Il procuratore della contea ha avvertito che saranno necessarie diverse settimane prima che le autorità decidano se formulare accuse contro il poliziotto, la cui identità è al momento rimasta nascosta per paura di ritorsioni. Parole che non sono bastate a calmare la rabbia della comunità afroamericana della cittadina. A cinque giorni dall’omicidio del giovane di colore, inoltre, la rete di hacker Anonymous ha annunciato su Twitter di avere il nome dell’agente che ha sparato, aggiungendo che il gruppo pubblicherà altre informazioni sull’uomo – tra cui la foto – se non riceverà alcuna risposta dalla contea di St. Louis. Rapida la smentita delle autorità: “Il nome rivelato da Anonymous è falso. Quel poliziotto non lavora da noi”.