“Presunte irregolarità amministrative”. Questa il reato per cui l’assessore alla Cultura della Regione Friuli Venezia Giulia, Gianni Torrenti, è indagato dalla Procura di Trieste. Torrenti ha rimesso il mandato nelle mani della presidente della Regione Debora Serracchiani che non ha accettato le dimissioni ma ha avocato a sé le deleghe. L’inchiesta, a quanto si apprende, è relativa a un rimborso di cui avrebbe beneficiato l’associazione ‘Spaesati’ nel 2011, anno in cui Torrenti era il suo presidente e legale rappresentante. La presunta irregolarità amministrativa sarebbe emersa in seguito a un controllo compiuto dalla Direzione regionale alla Cultura. Secondo quanto si è appreso, l’associazione avrebbe alla fine del 2013 restituito l’importo alla Regione.

La notizia delle indagini, coordinate dal pubblico ministero Federico Frezza, è stata resa nota dallo stesso Torrenti, che ha precisato: “Sono pienamente consapevole della regolarità del mio operato e confido di poter chiarire presto ogni profilo dell’operazione contestata”. La presidente Pd Serracchiani ha “apprezzato il gesto di trasparenza” dell’assessore che ha rimesso nelle sue mani il mandato. “Poiché ritengo che il fatto sia di una sua intrinseca gravità ho deciso di avocare alla presidenza le deleghe dell’assessore alla Cultura”, ha aggiunto l’esponente del Partito democratico. “Da una prima ricognizione – osserva – emerge che non è stato arrecato alcun danno all’amministrazione regionale, e che si tratta di eventi antecedenti all’assunzione della carica”.

Serracchiani ha anche precisato che i fatti sono “venuti alla luce a seguito di verifiche portate a termine proprio dalla Direzione regionale che fa capo all’assessore”. La presidente ha detto di essere “stata tempestivamente informata degli eventi dallo stesso assessore Torrenti, il quale ha posto nelle mie mani il suo mandato non appena ricevuto l’avviso”. Secondo Serracchiani, “a prescindere da ogni altra successiva valutazione e decisione, è apprezzabile che Torrenti, ricoprendo una carica pubblica, abbia scelto di compiere volontariamente un atto di trasparenza”.