Una legge che aggira le restrizioni ai conflitti di interessi favorendo grandi accorpamenti editoriali, con  l’informazione libera a farne le spese. La Grecia in procinto di liberarsi dalla Troika, che da Atene potrebbe traslocare in Italia così come ipotizzato da Eugenio Scalfari giorni fa, è alle prese con uno sciopero dell’informazione che protesta contro le fusioni pianificate dei grandi agglomerati editoriali. Una versione statalista, insomma, di quanto accaduto in Italia su spinta invece delle banche creditrici con la fusione tra Il Secolo XIX e la Stampa, dove il proprietario del quotidiano torinese, la Fiat, è anche il primo azionista del Corriere della Sera.

E così in Grecia mercoledì tutte le Federazioni della stampa televisiva, radiofonica e online, assieme alle sigle sindacali hanno deciso di incrociare le braccia per 24 ore contro l’emendamento votato lunedì dal Parlamento greco che consentirà, sotto il regime dell’eccezionalità così come tutte le leggi nel Paese dal memorandum con la Troika in poi, di consentire “partenariati tra i media, in quanto contribuiscono a ridurre i costi operativi delle imprese che collaborano ad economie di scala”. Una scorciatoia che le federazioni in una nota congiunta definiscono “furba al fine di annullare diritti e conquiste ottenute decenni fa”. E si scagliano contro l’esecutivo: “Questa iniziativa del governo si somma ad un attacco generalizzato che è stato lanciato negli ultimi anni contro lavoratori e classi popolari”. L’emendamento in questione permette la fusione di media e raggruppamenti di piccole e medie imprese con il pretesto della riduzione dei costi, ma in questo modo “si agevolano gli imprenditori che hanno forti debiti verso lo Stato a trovare un’ancora di salvezza”.

Fino a ieri in Grecia vigeva, con la legge 3592 2007, un sistema fatto di clausole che impedivano la concentrazione dei media nelle mani di pochi e la creazione di conseguenti oligopoli. Ma in base al nuovo regime, si aprirebbe una corsia agevolata per gli editori che ad esempio hanno grosse passività con l’erario o debiti di altra natura. Unica voce critica il partito di Alexis Tsipras, Syriza, secondo cui si tratta di uno scandaloso disegno di legge che vìola palesemente non solo la libera stampa, ma il Regolamento della Camera in quanto è stato approvato senza discussione o preventivo esame della Commissione competente. Il provvedimento “favorisce la fusione di due grandi gruppi che hanno grossi debiti con lo Stato, in sostegno a politiche governative distruttive”. Inoltre, si legge in una nota ufficiale del Syriza l’emendamento in questione non prevede l’obbligo per le imprese in questione di pagare allo Stato i milioni dovuti per l’utilizzo delle frequenze. “Tutto ciò a scapito dei fondi dei lavoratori del settore”.

Un altro elemento fin qui poco evidenziato sta nel fatto che, nonostante la guida-troika e gli occhi di Berlino sulla Grecia ormai da tre anni, i conflitti di interesse non sono stati smussati, con editori che sono anche i principali detentori di pubblici appalti nel Paese e al contempo anche proprietari (in tutto o in parte) del capitale di società sportive professionistiche. E con la macchia nera per la Grecia di un giornalista arrestato e processato per aver pubblicato la Lista Lagarde degli evasori, Kostas Vaxevanis.

@FDepalo