Anche questo è un pezzo politicamente scorretto, perché dice cose che nessuno o quasi vuol dire, ma che moti pensano. Nella nostra vita facciamo tante cose stupidamente inutili; a volte le facciamo per nostra scelta, altre volte e più spesso a causa della burocrazia che ormai pervade la vita quotidiana di tutti noi. Un esempio tipico è rappresentato da quello che è successo, alla fine di giugno, davanti agli uffici di collocamento: file interminabili di centinaia, a volte migliaia, di operatori scolastici, prevalentemente insegnanti, ma anche bidelli ed impiegati, statali con contratto a tempo determinato o dipendenti da scuole private o da cooperative che gestiscono servizi per l’infanzia (che vengono regolarmente “staccati” durante le vacanze estive).

Ma perché tutti costoro fanno la fila? Semplice, per ottenere il sussidio di disoccupazione. Così saranno pagati dallo Stato per non lavorare. A questo punto viene da chiedersi perché lo Stato non li paghi per lavorare; durante le lunghe vacanze estive, milioni di famiglie (soprattutto quelle dove i due genitori lavorano e quelle che hanno nonni e parenti lontani) si trovano nel difficile problema di dove collocare i figli; lasciarli a casa da soli non si può perché se succede qualcosa si rischia di essere imputati di abbandono di minore. E allora l’unica soluzione è quella di affidarli ai costosi, ripetiamo costosi, centri estivi gestiti da privati, da parrocchie, da enti ed associazioni ed affidati, a volte, a personale poco preparato, speriamo non in nero e speriamo anche non a quello che percepisce la disoccupazione. Una bella tassa per le famiglie!!! Ma non sarebbe più logico impiegare questi “disoccupati educativi” per gestire centri estivi pubblici?

Questo esempio ci offre l’occasione per un ragionamento più ampio su sussidi di disoccupazione e cassa integrazione, o anche su semplici aiuti assistenziali. In Italia, c’è quasi mezzo milione di cassaintegrati; una buona parte di loro è finanziata con soldi pubblici; poi ci sono quelli che percepiscono l’assegno di disoccupazione; tanta gente che si trova in una situazione drammatica e terribile quale è quella della mancanza o della perdita del lavoro. Poi ci sono coloro che sono assistiti dai servizi sociali, ci sono profughi ed altre categorie che ricevono aiuti pubblici. Nello stesso tempo, vediamo che le nostre città sono sempre più abbandonate dalle amministrazioni, in particolare per quanto riguarda la manutenzione ordinaria; dalle pulizie delle strade, alla cura dei giardini, alla spalatura della neve.

A volte soccorre il volontariato, più o meno puro. Ma non basta. Perché allora non impegnare coloro che, essendo senza lavoro, godono di sussidi pubblici? Sia chiaro non si intende qui proporre di sostituire le normali prestazioni d’opera, né togliere lavori a chi ce li  ha, ma più semplicemente, di far fare quelle cose che nessuno fa, semplicemente perché le amministrazioni non hanno più i soldi per pagarli. In fin dei conti, per chi si trova senza lavoro, godendo di un sussidio pubblico, prestare qualche ora al mese, ripetiamo qualche ora al mese, in servizi di pubblica utilità potrebbe essere un modo per sostenere la propria dignità di lavoratori e di persone. Chissà cosa ne pensa Renzi?