Non ci sono le coperture finanziarie. Passo indietro e niente di fatto per i 4mila pensionamenti nella scuola (la cosiddetta quota 96) previsti nel decreto Pubblica amministrazione. Rimasti intrappolati dopo la riforma di Elsa Fornero del 2012 e così chiamati perché lavoratori con 61 anni di età e 35 di contributi oppure 60 anni di età e 36 di contributi, i docenti non potranno ancora una volta lasciare il posto di lavoro. Quattro le modifiche introdotte dall’esecutivo per cancellare le norme del decreto su cui la Ragioneria dello Stato aveva evidenziato problemi a reperire i fondi. Sullo stesso punto si era accesa la polemica che aveva visto protagonista il commissario alla revisione della spesa Carlo Cottarelli. Il testo, dopo il via libera in Commissione, sarà discusso in serata (già approvate le pregiudiziali di costituzionalità) e probabilmente sarà poi blindato con la richiesta di voto di fiducia. “Dobbiamo correre e a questo punto mi sembra ragionevole”, ha commentato la ministra della Pubblica amministrazione, Marianna Madia. Una decisione che ha scatenato numerose critiche dalle altre forze politiche. Timida rassicurazione è arrivata da Andrea Marcucci, presidente della commissione Istruzione: “Il Governo”, ha scritto su Twitter, “interverrà con provvedimento specifico per sanare ingiustizia #Quota96″.

Il governo in Commissione Affari costituzionali al Senato è stato costretto a presentare “4 emendamenti soppressivi” di alcuni punti del provvedimento. Saltano così oltre ai 4mila addii: il prepensionamento d’ufficio a 68 anni di professori universitari e primari, le penalizzazioni per i docenti che vanno in pensione prima dei 62 anni, il ritorno alle penalizzazioni per chi esce a 62 anni e l’eliminazione dei benefici per le vittime del terrorismo. Secondo quanto viene riferito, il ministero della Semplificazione ha lavorato nel fine settimana per trovare delle coperture alternative (come il Fondo di solidarietà) che però non hanno trovato il parere favorevole della Ragioneria di Stato. Un altro emendamento del governo rivede invece i limiti d’età per il pensionamento d’ufficio, eliminando il tetto dei 68 anni inserito per professori universitari e primari. Restano invece le soglie previste per il resto dei dipendenti pubblici (62 anni e 65 per i medici).

A far discutere soprattutto è la situazione degli esodati della scuola pubblica. Il capogruppo leghista alla Camera, Massimiliano Fedriga chiede la ‘testa’ di Francesco Boccia: “Dia le dimissioni da presidente della commissione Bilancio e il governo trovi coperture alternative. Fin dall’inizio abbiamo detto che le coperture previste erano farlocche, Boccia ha voluto comunque forzare il provvedimento, rimediando un flop clamoroso sulla pelle di 4mila dipendenti della scuola. Non è degno di sedere su quella poltrona. Il governo ha preso in giro e abbandonato il personale della scuola vittima della riforma Fornero. Quello di Renzi si conferma l’esecutivo dei baronati, acerrimo nemico del ricambio generazionale”. Attacchi anche Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto-Sel: “Il Governo dei soli annunci ha colpito ancora: per i lavoratori della scuola ‘quota 96′ si allontana di nuovo il sacrosanto diritto di andare in pensione. Il governo, in piena continuità con le politiche montiane di tagli e riduzione della spesa, perde un’occasione importante per tutelare i diritti lesi dalla fallimentare Riforma Fornero”.

Una “vergogna” anche secondo Barbara Saltamartini, vicepresidente della Commissione bilancio della Camera: “Lo stop del governo a quota 96 è una vergogna. La burocrazia sorda e cieca vince sulla politica, svilendo e svillaneggiando il ruolo del Parlamento. Così facendo si sta perpetrando un’ingiustizia, causata dalla legge Fornero che, nella sostanza, impedirà per il terzo anno consecutivo, a 4mila giovani insegnanti di entrare nel mondo della scuola. Tutto ciò è inaccettabile”. Nessuna sponda da Forza Italia sulla questione: “Anche sul decreto Pubblica amministrazione”, dice la responsabile scuola Elena Centemero, “il governo sceglie di non scegliere e il nodo Quota 96 rimane, ancora una volta, colpevolmente irrisolto”.