Quando ce l’hai l’esame?’ ‘Il 4 settembre’. ‘Come? Ma che data è? E quindi che fai ad agosto?’ ‘Studio, poi lavoro un po’, quindi quest’estate mi godo la capitale’.

Roma. Agosto. Due parole che prese separatamente fanno pensare a magnifici monumenti, viste mozzafiato, fontane, musei, strade che a ogni passo è un pezzo di storia da manuale; agosto, uguale vacanze, barbecue, mare, montagna, abbronzatissimi e abbronzatissime. Due parole che messe insieme, se non sei in vacanza, ti fanno pensare a ben altro: turisti a gruppi da venti che alle otto del mattino tentano di sfidare le leggi della fisica infilandosi in autobus già pieni spingendo o guardandoti come a dire ‘Beh? Non si restringe o allarga come il bus di Harry Potter?’ No e neanche io, ti verrebbe da rispondere. Strade deserte alle due del pomeriggio e serrande abbassate nella speranza di rinfrescare almeno una stanza della casa.

Quindi dove vai in vacanza quest’estate? Ma, facendo due conti… resto a Roma. Bene, il bus è strapieno, si suda, io sono vicino al signore alto che mi ha riservato un posto in prima fila sotto il suo braccio e la tipa che con un’afa da togliere il fiato e appena sveglia ha avuto il tempo di curare il trucco e il parrucco in maniera impeccabile. La invidio, infilo gli auricolari e alzo il volume.

Prima di iniziare la settimana devo prendere qualcosa da mangiare per non cadere nel vortice del ‘domami ci vado’ ‘magari dopodomani’ ‘magari mi butto sulla pasta al tonno che non ha mai ammazzato nessuno’. Questo scade tra tre giorni, quindi per tre giorni latte e cereali assicurati. Bene sono pronta per andare alla cassa. Passo davanti il reparto frutta e verdura, ho un sussulto: ‘Potrei tentare un couscous di verdure grigliate o delle polpette di melanzane’, ma è un pensiero che mi lascia prima di quanto pensassi. Alla cassa siamo io, l’anziana signora che probabilmente vive con ventisette militari americani da sfamare, l’uomo che oltre al tonno si è spinto addirittura al pesto, così per dare un botta di vita alla giornata e la cassiera.

Tutti allegramente pallidi come se il sole non l’avessimo visto manco in foto e consapevolmente solidali l’uno con l’altra: ci guardiamo come a dire ‘Anche te resti a Roma? Ma sì resto, è tanto bella sta città’, lo dice pure Verdone.