Immaginate che arrivi un video dall’estero in una redazione italiana. In quella ripresa di cinque o sei minuti una ragazza nordcoreana, russa o turca o anche spagnola ripete che il suo paese è in piena dittatura e che con alcuni provvedimenti si sta stuprando la Costituzione. Qualsiasi giornalista prenderebbe il primo interprete che conosce per aggiungere i sottotitoli e far vedere la denuncia della ragazza. Ma poi a un certo punto la giornalista si potrebbe bloccare, cominciando a notare i dettagli. Qualcosa non le torna, se davvero la ragazza sta denunciando una dittatura e tutta una serie di soprusi dei politici, perché quelli che sono dietro di lei chiacchierano e ridono come se nulla fosse?

Ora pensate, facendo un semplice e utopico esempio, che questa domanda se la sia posta un giornalista straniero vedendo il video di Giulia Sarti su Facebook, girato durante il sit-in al Colle di M5S, Lega Nord e Sel dopo la decisione di contingentare i tempi della discussione per la riforma del Senato. Chiunque ha notato le persone dietro che non erano lo sfondo adatto per ciò che affermava la deputata in primo piano. Un dipinto stonato, un ossimoro forte che mette in seria discussione chi parla e i suoi contenuti. Ci sono solo alcuni poliziotti, ma sono tranquilli, nessuno pensa all’assetto anti-sommossa.

Non si vuole entrare nel merito dei contenuti politici, giusti o sbagliati che siano, è meglio lasciare alle parti politiche l’onere di discutere se si tratta di una dittatura o meno. Il problema più grande è la credibilità di chi parla e il video in questione, pur essendo stato condiviso su Facebook da 35.000 utenti, non è stato preso in considerazione da nessuna redazione politica italiana o estera. In comunicazione politica buttare i contenuti prima della forma non è mai stata una scelta dai grandi risultati.

Anche la dittatura e lo stupro della Costituzione vanno comunicati in un certo modo per essere credibili: ci dovrebbe almeno essere qualche forza armata ed elementi che facciano capire l’oppressione che il popolo sta vivendo. Vedere gli altri che ridono, scherzano e chiacchierano come se nulla fosse significa essere poco attenti ai dettagli.

Negli ultimi tempi le continue dichiarazioni “arrabbiate” di politici e cittadini hanno preso il sopravvento. Mentre tra Beppe Grillo e Matteo Renzi le risposte sono solo un gioco della campagna elettorale continua, gli altri continuano a utilizzare espressioni come “disegno criminoso”. Il continuo invito ai cittadini italiani ad informarsi rappresenta solo il punto più alto della tensione che né i cittadini né l’informazione riescono più a mantenere.

È un po’ il ragionamento di gridare “al lupo, al lupo”, ma se poi il lupo non arriva mai, nessuno ci crederà più. Anzi, continueranno a ridere e parlare tranquillamente dietro a chi si arrabbia per le decisioni politiche. Ma forse dovrebbe arrabbiarsi solo perché non ha capito come funziona la comunicazione politica.

Twitter: @carlovalentino2