Mangiarsi sessant’anni in tre giorni. Sembra il riassunto di una svolta autoritaria e invece è quello che accadrà nei tre incontri-laboratori che terrò con i lettori al Festivaletteratura a Mantova, giovedì 4, venerdì 5 e sabato 6 settembre.

I sessant’anni che ci mangeremo sono quelli di Prima e Seconda Repubblica, con relative ossessioni gastronomiche e ricette-icone, raccontate, cucinate e mangiate decennio per decennio. Cominceremo giovedì 4 settembre con l’ovetto sodo alla moda degli Anni ‘50, quando l’amor proprio della massaia mascherava con fantasia e un pizzico di visionarietà la povertà dell’ingrediente, e le uova sode a tavola si trasfiguravano in barilotti, cigni, funghi, campane, prima che arrivasse il boom economico e il magna-magna degli Anni ‘60.

Continueremo venerdì 5 settembre scucchiaiando il passaggio dagli anni di piombo a quelli di panna, dai piatti flambé che negli anni ‘70 stemperavano nei deschi borghesi le fiamme della protesta che si levava giù in strada, al riflusso che negli anni ‘80 faceva di noi una generazione di bimbinoni in cerca di una regressione all’infanzia, come ad esempio la panna stemperata persino nella carbonara.

Termineremo sabato 6 settembre degustando lo slittamento semantico del primo decennio del duemila, quando in preda a una distrazione collettiva, dopo avere trascorso gli anni ‘90 sdraiati su un letto di rucola, abbiamo smesso di presidiare la Repubblica e le sue istituzioni, rivolgendo invece le nostre attenzioni al maiale, o per meglio dire ai maiali, nella loro succulenta pluralità, che abbiamo cominciato a presidiare sotto l’egida di Slow Food sin dal Salone del Gusto del 2000. E mentre la Repubblica del maiale prende il volo, quell’altra, quella vera, si sfracella.

A Mantova mangeremo tutto ciò. Sarà buonissimo, perché a cucinare manicaretti vintage per circa 60 persone per ogni incontro ci sarà la condotta Slow Food di Mantova. Sarà anche amarissimo, perché a cucinare l’epilogo della Repubblica per 60 milioni di cittadini c’è una classe politica interessata al proprio presente anziché al futuro della nazione – come nel tardo impero a Roma, e il capitolo dopo fu la calata dei barbari.

Poi, per quell’innata guapperia che è anche la salvezza di un popolo, sapremo riderne insieme.

Gli incontri si tengono alle 13.00 a Casa Slow, sono a pagamento e comprendono il menu vintage che verrà servito. Ci si può prenotare sul sito festivaletteratura.it.

A Mantova presento anche Le cuoche che volevo diventare, ora in ebook (giovedì 4, ore 16.30, #Foodjoy), con un piccolo show-cooking omaggio a Nadia Santini, tra le cuoche raccontate nel libro; venerdì 5 alla stessa ora parlo di TripAdvisor e del nuovo genere non letterario da me fondato, la risposta del ristoratore (ho un ristorante in Sicilia, a Donnalucata, in provincia di Ragusa, informazione di servizio). Venerdì 5 nel tardo pomeriggio partecipo alla presentazione di Oltrepò Mantovano, edito da Corraini, per cui ho contribuito ai testi, in felice sintonia con l’editore.

Valle che vai, Festival che trovi. Mercoledì 27 agosto, per chi nella Valle di Comino, cucineremo una metafora al Festival delle Storie: due maiali blasonati e presidiati verranno arrostiti dalla sottoscritta con l’imprescindibile presenza dello chef Emanuele De Vittoris. Sarà una specie di action-cooking: come gli espressionisti astratti riversavano energia e rabbia creativa sulla tela, nel cibarci di quel porco noi ricorderemo lo scritto di Emilio Faccioli pubblicato sul primo numero de La gola: «quando è vivo, il porco non serve a nulla, non si presta a servizi di nessun genere (…) quando è morto, al contrario, consente la fruizione totale di se stesso». Non ci resta che sperare che la Repubblica del maiale sia come il maiale stesso: utile, almeno da morta.