Quei tre secondi li ricorderò per tutta la vita. “Buttiamoci”, disse Riccardo. E io non ci pensai un secondo: feci un passo, uno come milioni di altri nella mia vita, ma per un attimo abbandonai la terra, caddi nel cielo per un tempo che mi parve interminabile. Uno, due, dieci metri, finché non raggiunsi l’acqua. E fu come ritornare nel mondo, sprofondare nell’estate.

Tre secondi, se guardo adesso l’orologio mi pare impossibile che quel tuffo folle sia durato così poco: uno, due, tre. Eppure ne ricordo ogni frazione di istante, anzi, nel ricordo si è fatto molto più grande: sento l’ultimo contatto con la roccia, poi il vuoto pieno di vento, vedo il mare blu della Corsica che mi corre incontro. E poi quel colpo fortissimo come se la vita mi riprendesse con sé. Avverto accanto addirittura la presenza di Vichi, che dopo pochi mesi ci lasciò preso dal male (ma questo deve averlo aggiunto la memoria).

Non avevo calcolato bene le distanze, non ci avevo pensato un istante. Avevo seguito l’amico, per quell’istinto che trasforma l’azzardo in avventura se condiviso.

Ripenso a quel tuffo mentre vedo Luca buttarsi dal suo primo scoglio. Ce ne saranno altri ben più alti. E poi corse assurde in auto, impennate in moto, discese con gli sci fino a vedere il peso del corpo farsi velocità. Leggerezza. Penso a tutto questo, penso alla sorte o chissà cos’altro che mi ha tenuto una mano sulla testa. E mi chiedo cosa dire a Luca se decide di salire ancora sullo scoglio.

Il pericolo, il confine così difficile da tracciare tra paura e coraggio. Sono uno dei nodi decisivi di un genitore. Ma solo adesso mi rendo conto di quanto a fondo ci costringano a scavare in noi stessi. Sarebbe, lo so, ugualmente sbagliato dire a Luca di restare sullo scoglio come di abbandonare ogni timore.

Così mentre guardo penso che forse la paura è anche una misura del valore che diamo a ciò cui teniamo. E che il coraggio – ben diverso dalla temerarietà – è una forma di fiducia, in se stessi, nel destino, in un Dio. O semplicemente nella vita.

Entrambi sono necessari, sarà Luca a trovare la sua misura. A me che resto sulla riva non rimane che dirgli: “Abbi cara la tua vita”. Non sprecarla in vuoti azzardi. Ma non rinunciare a quei tre secondi di volo che ti porterai dentro per sempre.

Il Fatto Quotidiano del Lunedì, 21 luglio 2014