Viene anche il momento del dolore, lo sapevo dal tempo della loro nascita. Non solo della sofferenza morale, ma del dolore fisico, quello che tu hai e chi ti sta intorno no, che ti isola, ti fa sentire solo. È il corpo, e il suo male, che ci mostrano il confine tra noi e gli altri.   

E allora noi grandi cerchiamo quei rimedi che devono insieme guarire e consolare. Le prime volte si prova con le medicine, sperando che siano sufficienti, poi si ricorre ai regali, magari crescenti secondo la gravità della situazione o il livello della nostra ansia. Ma viene il giorno in cui ti accorgi che non basta. Allora ripensi alla tua infanzia, alle febbri, a quel giorno di disagio, al moto di fastidio con cui mandavi via chi stava nei paraggi, anche tua madre. Le persone intorno al letto che guardano accorate danno perfino sui nervi, qualche volta. Mentre rifletti rapidamente, e un po’ convulsamente, ti viene in mente il racconto di Tolstoj, La morte di Ivan Ilic. Qual era il segreto del servitore che, solo lui, era riuscito ad alleviare l’infinita pena del malato sofferente? Era il contatto fisico, quella specie di comunicazione dei corpi che è l’unica a poter superare la percezione della solitudine.   

Allora si fanno vive altre memorie. Tu stessa sei stata malata, una volta in ospedale ti avevano messo la bambola nuova sul comodino; ti aveva fatto piacere, la avevi guardata, poi avevi girato la testa senza il desiderio di toccarla. Ma tua madre, per istinto o per disperazione, quando si era sentita respingere dal fondo del letto, aveva dolcemente fatto qualche passo in avanti ancora, non per sfidare la tua volontà. Ti aveva preso la mano e, in silenzio, era rimasta là finchè ti eri addormentata o avevi chiuso gli occhi come placata. Fare compagnia, si diceva una volta. Non era soltanto l’espressione di impotenza per la mancanza dei moderni rimedi farmacologici. No, era un’arte antica, insostituibile, valida ancora oggi di fronte al male. Umile, ma unico contatto per condividere il dolore. Alla portata di tutti, ricchi e poveri, talora forse meglio nota a chi contemplava da vicino avendo solo se stesso da offrire.

il Fatto Quotidiano, 14 Luglio 2014