Brasile 2014 è stato il mondiale dei social network. Di Twitter in particolare, che ha vinto la sfida con Facebook e ha raggiunto la cifra record di 672 milioni di cinguettii sul tema. Facebook, invece, ha annunciato che 88 milioni di persone hanno generato 280 milioni tra post, mi piace e commenti, superando il precedente record del Super Bowl 2013 che aveva generato 245 milioni di interazioni globali. Per un mese tifosi, esperti, giornalisti, siti governativi o del terziario, hanno comunicato attraverso i social riferendosi al Mondiale. E oramai buona parte dei giocatori e anche qualche allenatore da tempo si rivolgono così al ‘loro’ pubblico che, proprio perché aperto, tende sempre ad aumentare.

In Italia hanno fatto notizia i tweet dell’ex ministro Gasparri, ma questo è un altro problema. All’esplosione di cinguettii durante il Mondiale brasiliano hanno contribuito la durata mensile dell’evento e il numero di partite, 64, con la finale tra Germania e Argentina che da sola ha generato 32,1 milioni di tweet, alla media di 618mila per minuto su scala globale. In questa mappa, postata sul blog del Data Editor di Twitter Simon Rogers, il concetto di “esplosione” appare più chiaro. Tra i giocatori i più menzionati sono stati in ordine Neymar, Messi, Suarez esclusivamente per il morso dato a Chiellini, come appare chiaro dai numeri diffusi dalla compagnia di San Francisco in cui si spiega che Suarez aveva ricevuto centomila menzioni prima del morso e 2 milioni dopo -, Ronaldo, Robben e Oscar.

E dopo il giudizio universale – il fischio finale della finalissima ha prodotto 619mila tweet – è stato il gol di Khedira, il quinto della Germania in 29 minuti di gioco, quello che ha fatto più discutere con 580mila cinguettii dedicati all’argomento, superando i 556mila del gol di Gotze in finale. Perché alla fine, come era prevedibile, è stato proprio il crollo, la disfatta, il mineirãzo, la semifinale vinta 7-1 dalla Germania sul Brasile, l’evento più discusso in assoluto su Twitter con 35,6 milioni di cinguettii. Più della finale. E siccome Twitter non è usato sempre al meglio delle sue possibilità, ed è un medium che data l’immediatezza tende all’aggressività, da cui l’esempio di Gasparri, ecco che la giornalista Belen Fernandez ha svolto una ricerca proprio sui tweet della semifinale e ha scoperto una cosa interessante: la parola più associata alla partita è stata “nazista”, con oltre 80mila risultati. Sarà quel malcelato sentimento che i tedeschi qualsiasi cosa facciano, anche se nati a oltre mezzo secolo di distanza e (relativamente) multietnici, sono nazisti. E che lo scherzo, presa in giro o gioco di parole che fosse, con la parola “nazista” non risulti mai troppo leggero, lo si deduce dall’altro vocabolo usato, associandolo o meno al “nazista”, ma sempre alla stessa partita e sempre credendo di far ridere: ovvero “stupro”, con 22mila. E non fa ridere.

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