Anche se certi numeri li conosco molto bene, rimango sempre impressionata quando li leggo nero su bianco pubblicati su un organo di informazione. Mi riferisco ai dati sulla diffusione dei malati di Aids tra gli omosessuali e all’allarme, in relazione a questi numeri, lanciato qualche giorno fa dall’Organizzazione mondiale di sanità.

Come riferito in un articolo apparso su ilfattoquotidiano.it secondo l’Oms sono in esplosione i sieropositivi nella comunità gay mondiale. Addirittura l’Organizzazione, nell’aggiornamento delle sue linee guida, consiglia ai gay a rischio di assumere gli antiretrovirali, per diminuire il pericolo di infezione. A parte il fatto che sono contraria all’utilizzo dei farmaci in via preventiva ma invece favorevole ad una maggiore diffusione dell’uso del preservativo, è terribile che si sia arrivati a questo punto: a 33 anni dalla scoperta del virus dell’Hiv torna la paura per una malattia che – a torto – si considerava oramai debellata.

Ma per quanto riguarda le categorie più a rischio, tra Italia e resto del mondo ci sono alcune differenziazioni. Se all’estero – come abbiamo visto – suona altro il pericolo tra gli omosessuali in genere, nel nostro Paese le statistiche dicono che cresce maggiormente l’incidenza tra gli eterosessuali e i giovani omosessuali.

In Italia ci sono circa 4mila nuove infezioni l’anno. All’interno di questo insieme, i casi attribuibili a trasmissione eterosessuale secondo i dati presentati alla Conferenza italiana sull’Aids Icar, sono aumentati dall’1,7% nel 1985 al 42,7% nel 2012 e i casi attribuibili a trasmissione omosessuale nello stesso periodo sono aumentati dal 6,3% al 37,9%; ma ciò che preoccupa maggiormente sono i numeri presenti nella fascia dei giovani omosessuali: tra i 16 e i 25 anni i contagi aumentano del 20-25% l’anno.

“Constatiamo una esplosione dell’epidemia in questo gruppo a rischio – ha affermato Gottfried Hirnschall, che dirige il dipartimento Hiv dell’Oms, come riportato da ilfattoquotidiano.it – soprattutto per un abbassamento della guardia dal punto di vista della prevenzione. Se gli omosessuali seguissero la profilassi che consigliamo (ovvero quella di una terapia antiretrovirale preventiva) si potrebbero evitare un milione di nuovi contagi in dieci anni”. Ripeto: non la penso come l’Oms su questo ultimo punto, tanto più che in un periodo di crisi economica, usare dei farmaci in via preventiva, mi sembra assurdo: un profilattico costa un euro ma una scatola di antiretrovirali mille volte di più.

Tornando, invece, al caso italiano i nostri numeri ci dicono che gli omosessuali “più anziani” hanno ancora in mente cosa significava ammalarsi di Aids qualche anno fa. Probabilmente si ricordano ancora dei loro amici in fin di vita nei letti di ospedale e quindi tengono un approccio al problema giustamente guardingo, evitando di abbassare la guardia.

Quel che cerca di fare chiunque tenti di lottare contro questa terribile malattia, è sensibilizzare sempre nuove categorie sociali, per infondere l’importanza di proseguire nella battaglia. Come Presidente onoraria di Nps Italia, il Network delle persone sieropositive, sono profondamente amareggiata di fronte a questi dati e di fronte all’atteggiamento dei giovani omosessuali poco responsabile. Il messaggio che è passato è che con le terapie farmacologiche con l’Aids ci si può anche convivere, ma pensare questo è sbagliato! Nel frattempo, però, del rischio contagio si parla sempre meno e men che meno dell’importanza di prevenirsi, utilizzando il preservativo, nell’ambito di un rapporto sessuale occasionale.

Personalmente sostengo qualcosa di più: ci vuole una maggiore educazione e consapevolezza sessuale, per la quale conta di più l’astensione piuttosto che rischiare inutilmente.

Di recente nella mia attività come consigliere comunale a Milano ho dovuto patire gli strali polemici di tutta una categoria di operatori del settore Lgbt. Ovvero coloro i quali si sono sentiti esclusi dall’iniziativa “Milano Gay Life”, perché non si sono visti posizionati all’interno della prima app per smartphone veicolata dal sito del turismo del Comune di Milano e che servirà ad ogni omosessuale, in visita nella nostra città soprattutto in occasione di Expo 2015, per trovare locali e luoghi gay friendly. In questa app – per una condivisibile decisione dell’assessorato al turismo – non saranno presenti link ai locali di cruising ed a un certo circuito di saune omosessuali dove, si sa, è possibile consumare sesso occasionale. So anche per certo che in quei luoghi, magari non in tutti ma nella maggior parte, l’utilizzo del preservativo non è affatto una priorità. Solo per la mia posizione e per la mia storia personale, non potrei mai contribuire alla promozione di luoghi di questo genere. Ma men che meno in un momento storico come questo, dove i numeri stanno facendo di nuovo suonare alto l’allarme Aids in questo Paese.